LA CAPITALE DELLE SABBIE
06.03.2002
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 upo14
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Agades: un nome che evoca infinite lontananze di sabbia, lento incedere di lunghissime carovane, fascino misterioso di uomini velati, alti sui loro cammelli. Anche se, con i suoi 12.000 abitanti , Agades è solo l’ottava città della Repubblica del Niger, né fu mai capitale come lo fu, prima di Niamey, Zinder, essa è però il capoluogo del più vasto dipartimento nigerino, grande quasi come l’intera Francia. Ma la sua importanza, la sua notorietà ed il suo fascino le derivano soprattutto dall’essere la vera capitale del deserto, erede di un grande passato, i cui contorni sfumano nella leggenda sahariana. A differenza però da altre città ormai decadute, come Toumbuctu, a mere vestigia dell’epoca delle carovane e di uno splendore definitivamente tramontato, Agades è città sveglissima, brulicante di vita, specie dopo che la terribile siccità degli anni 1972-1974 ha spinto molti Tuareg e pastori Peul-Bororo, privati del loro bestiame, a stabilirvisi, in una fragile e precaria esistenza cittadina che ne snatura, purtroppo, le consuetudini di vita. Le case di Agades, quasi tutte ad un solo piano, costruite in “banko”, mattoni di fango seccati al sole, sono dominate dall’altissimo minareto della moschea, irto di spuntoni di legno, su cui stanno appollaiati cornacchie e avvoltoi. Il colore prevalente è quello biondo dell’argilla seccata, il colore stesso della sabbia che circonda la città, ma nella parte più antica, solcata da stradicciole in terra battuta, vi sono case ornate con disegni e affreschi colorati, come se ne vedono a Zinder o in alcuni villaggi mauritani. Fondata intorno al XV secolo (Leone l’Africano ne parla a partire dal 1513), la città ebbe sempre vita travagliata da lotte fra i vari gruppi tuareg, nonché da scorrerie dai paesi vicini. Anche se molte cose sono cambiate a Agades nel volgere degli ultimi anni, anche se la nostra opinabile “civilizzazione” ha spinto sin qui i suoi tentacoli di asfalto, di plastica e di luci al neon, questo rimane il carrefour di tutte le piste del Sahara Centrale e sempre da Agades transitano le lunghe carovane del sale, le “azalai”, provenienti dalle oasi di Fachi e Bilma e dirette a Taoudenni, nel nord del Mali. Il deserto, però, non si addomestica più di tanto. La più celebre delle piste che partono da Agades, quella dell’Albero del Tenerè, è ancora la pista della paura per le carovane. Le numerose tombe disseminate lungo il percorso, alcune vecchie solo di pochi anni, sono lì a dimostrarlo. Oggi, purtroppo, ci sono anche altri pericoli per il viaggiatore europeo che intende percorrere quelle piste: non è infrequente venir circondati da piccoli drappelli di predoni che non si fanno scrupoli a ripulirvi di tutto quanto sotto l’inquietante minaccia delle loro armi automatiche. Per questa ragione, soprattutto, mi sento di sconsigliare nel modo più assoluto questo itinerario, anche se alcuni Tour Operators specializzati in viaggi sahariani continuano a proporlo come “assolutamente tranquillo”… Rimane, per ora, solo il sogno sahariano dei grandi spazi, degli uomini velati, delle carovane leggendarie, delle oasi improvvise, dei tramonti di fuoco, di sole e di sabbia, di vento e di notti stellate. Rimangono soltanto, ricordo e miraggio, le Croci dei Tuareg.
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08.11.2002 18:38
che invidia ... ancora una volta mi trascini con te negli spazi infiniti dell'Africa che sogno. Complimenti, splendida scrittura come al solito.
14.10.2002 17:18
Come sempre un'ottima opinione..
28.05.2002 00:59
Capisco.