Costa Brava e dintorni

5  23.09.2010

Vantaggi:
enormi

Svantaggi:
nulli

Consiglio il prodotto: Sì 

IceMan46

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Sulle piccole strade fra Cantallops e Llançà - due nomi che rappresentano due piccoli puntini sulla carta geografica della Catalogna, la regione posta nel nord-est della Spagna - il lussureggiante verde della montagna velocemente muta in quello di terreni agricoli che ci accompagnano per molti chilometri, terreni agricoli disseminati di campi di girasoli e balle di fieno.

Stiamo viaggiando dall’interno montuoso di questa regione spagnola autonoma verso il Mediterraneo. Ancora e ancora, innalzandosi a breve distanza, arrivano fantastici, anche se polverosi, villaggi medioevali dal colore della terracotta ed altrettante antiche chiese e case coloniche. Sulle strade ogni cartello porta scritte in lingua catalana invece del classico castigliano che troviamo ovunque in Spagna. Ovunque l’orgoglio catalano pervade la scena.

Arrivati a Llançà, ci fermiamo a Platja Grifeu, una delle perfette spiagge di questo villaggio. L’acqua è così chiara e trasparente che mi ricorda quella dei mari tropicali. Se solo sapessi nuotare mi ci tufferei dentro.
Invece ci accomodiamo al tavolo di un semplice ristorante posto sulla spiaggia ed ordiniamo una tortilla española, la classica omelette con patate. Gustosa, forse la migliore mai mangiata in Spagna. La divoriamo mentre guardiamo il mare e le famiglie del posto che si abbronzano al sole. Llançà è un piccolo e grazioso villaggio posto ad una ventina di chilometri dal confine francese, su di una strada che sulla carta geografica appare come uno scarabocchio.


Grazie a piccoli miracoli - e sforzi di preservazione che hanno aiutato a controllato lo sviluppo in Catalogna - la Costa Brava ha mantenuto una autenticità ed una rinfrescante resistenza al cambiare che mantiene questo tratto del Mediterraneo radicalmente differente dalla costa sud orientale della Spagna.
Il villaggi di pescatori sono ancora villaggi di pescatori, le località medioevali della montagna sono ancora silenziose durante le ore della siesta, e gli artisti continuano a dipingere lungo le vie di Cadaqués.
I turisti possono mescolarsi con i residenti, in alta stagione quando le conversazioni che si ascoltano per le vie sono fatte nelle lingue più diverse, e nella tarda primavera o nel primo autunno, quando i visitatori sono meno dei locali.


Sperando di evitare le tipiche spiagge super affollate e super sviluppate che punteggiano la maggior parte delle coste europee, qualche tarda estate fa abbiamo deciso di andare di villaggio in villaggio della Costa Brava, alla ricerca di autentici punti di interesse, città medioevali e acque famose per i propri colori naturali. È stata anche una opportunità per immergersi nella lingua, nell’arte e nella cultura catalana (La Catalogna è una delle 17 regioni autonome della Spagna, ma la lingua catalana è parlata da oltre 10 milioni di persone del Mediterraneo e domina la Costa Brava). Con me, per il viaggio, ho portato il libro “Omaggio alla Catalogna” di George Orwell per rileggerlo da lussuosa spiaggia a lussuosa spiaggia sentendomi alquanto colpevole, un poco l’opposto di un marxista.

Gli spagnoli erano ovunque, ma i turisti che abbiamo incontrato parlavano catalano, francese, italiano, olandese. Questa miscela europea è sembrata presa da una gioia collettiva in questa pittoresca zona: dalle squisite cale nel Mediterraneo attorno al villaggio medioevale di Begur alle antiche rovine greche a St. Martí d’Empúries, alle bianche case in stile greco di Cadaqués.
Turisti e locali parimenti girano per le strade dei villaggi interni e della costa, villaggi che portano nomi come Pals, Peratallada, Peralada, Calella de Palafrigell. Poi si va a dormire
Fotografie per Begur, Girona
  • Begur, Girona catalunia peratallada - Begur, Girona
  • Begur, Girona catalunia pals - Begur, Girona
  • Begur, Girona catalunia2-LaSirena cadaques - Begur, Girona
  • Begur, Girona catalunia3- castello empuries - Begur, Girona
Begur, Girona catalunia peratallada - Begur, Girona
una via di Peratallada
in piccolissimi hotel gestiti da proprietari che vogliono conoscere il vostro nome.


Begur (distante circa 130 chilometri da Barcelona), costruito sopra una collina, è un piccolo labirinto di viuzze punteggiate di eccellenti ristoranti di pesce, antiche torri ed accoglienti bar, tutti disseminati al di sotto di una dominante fortezza dove donne e bambini una volta, nel XVII secolo, corsero dentro per salvarsi dai pirati.
Ci sono otto spiagge ufficiali (a 10 minuti di auto una dall’altra) e molte altre cale. Quasi tutte sono raggiungibili percorrendo percorsi in parte lastricati ed in parte sterrati. Si raggiungono così litorali rocciosi, di morbida sabbia color nocciola ed anche di sabbia vulcanica nera.

In ognuna delle tre mattine del nostro soggiorno a Begur, siamo passati di cala in cala lasciando la spiaggia a metà mattina per andare alla scoperta delle località vicine (non nuotando ci limitavamo ad osservare la bellezza dell’acqua ed a respirare la brezza marina mattutina).

Nella piccola e turistica Pals abbiamo incontrato un artista originario del Mozambico, ma cresciuto a Lisbona, che vendeva grandi collage con temi marini. I lavori di questo artista erano chiaramente di qualità superiore a quelli esposti e venduti nella maggior parte dei negozi per turisti allineati nelle soleggiate vie vicino alla marina.
In Peratallada, una bella e ben preservata piazza con bar e café faceva rendeva questo villaggio un poco più vivo rispetto ad alcune vicine cittadine che ci sono apparse dormienti.

Nella minuscola cala chiamata Aiguafreda, raggiungibile in macchina ma che noi invece lo abbiamo fattoa piedi percorrendo la spiaggia del piccolo e bianco villaggio chiamato Sa Tuna, abbiamo scoperto Sa Rascassa, una piccola pensione con ristorante.
Il proprietario ci spiega che per la tutta l’estate le cinque camere della sua pensione sono sempre occupate e che lui preferisce settembre quando il sole è meno cocente ed i turisti che vengono da lui sono quelli che cercano veramente pace e relax.
Ci sediamo ad un tavolo del suo ristorante ed ordiniamo del pesce fresco. Mentre attendiamo la nostra ordinazione ci viene portata una ciotola con delle succose olive schiacciate condite con olio e peperoncino. Ci viene, poi, servita una orata semplicemente grigliata, accompagnata da aglio rosolato in padella ed una fetta di limone. Passiamo poi ad un piatto di tagliatelle condite con pomodorini freschi e ricotta (il proprietario ci dice che sia le tagliatelle che la ricotta le fa lui personalmente). Accompagniamo il tutto con un vinello bianco, fresco e frizzante, proveniente da cantine catalane.
Il proprietario della pensione-ristorante chi ha detto che è molto felice che le autorità della regione Catalana non hanno permesso un’espansione di cemento come è avvenuto da Valencia a Malaga dove “blocchi di cemento” hanno snaturato sia la Costa Blanca che la Costa del Sol.

Un giorno a Begur, passeggiando lungo un sentiero che collegava due cale ricche di sabbia nera, che caratterizzano Fonda e la baia di Aiguablava dove vivono un nucleo di famiglie che vivono tutto l’anno sulla pesca, abbiamo la fortuna di incontrare una pescatrice che ci invita nella sua umile casa consistente in una sola stanza. Il tetto dell’abitazione era ricoperto di fiori, la maggior parte di colore violetto. Un muretto dipinto in blu cobalto separava la casa dalla stretta viuzza in acciottolato. Come ci avviciniamo alla casa della sua vicina appaiono le vicine ed i bambini che ci salutano prima di sedersi per la “comida”. Queste famiglie ed i loro antenati sono sempre vissuti vendendo pesce da loro direttamente pescato.
La pescatrice ci fa sedere e ci offre un bicchiere di vino bianco freschissimo e nel frattempo ci mostra una foto scattata all’inizio del 1900 che ci permette di concludere che da allora ben poco è stato aggiunto a questo luogo.


Dopo tre giorni è tempo di lasciare Begur. Il posto e la gente è stata così gentile ed amichevole che partiamo con rammarico.
Viaggiamo lungo la costa diretti a nord. superate le rovine greche di St. Martí d’Empúries e superata Roses, dove si trova il famoso ristorante El Bulli di Ferran Adrià (mi chiedo come si possano spendere 250/300 Euro per mangiare della schiuma e del cibo stravolto nella sua natura), entriamo nella riserva naturale di Cap de Creus, un paesaggio lunare fatto di macchie di cespugli e forti alberi di montagna ancorati al terreno in pose ardite. Sul versante della montagna vediamo disegnati molti sentieri, certamente frequentati da escursionisti. La strada si piega e curva, attaccata al margine della montagna. Dopo una curva ecco la lucente Cadaqués.


Cadaqués è principalmente conosciuta per l’arte. Il famosissimo pittore astrattista Salvador Dalì trascorse proprio qui la maggior parte della sua fanciullezza. Anche il vicino borgo di Port Llgat (distante 30 minuti di camminata dal centro di Cadaqués) ha visto la presenza di Dalì per diverso tempo ed ora i turisti aspettano pazientemente in coda (noi abbiamo aspettato circa un’ora) per entrare a vedere la casa dove Dalì visse, più avanti nel tempo, con la moglie Gala.
La lista dei fantasmi degli artisti che popolano questo piccolo borgo è molto lunga: Pablo Picasso, Max Ernst, Henri Matisse, Man Ray.
Le impronte dei loro lavori sono letteralmente ovunque. Ci sono cartelli che indicano i punti che appaiono in un’opera di Salvador Dalì. È certamente interessante vedere i segni del passato, ma è certamente più interessante vedere artisti dei giorni nostri direttamente all’opera.

In un soleggiato pomeriggio,mentre una metà del mondo si stava divertendo in spiaggia e l’altra impegnata a sorseggiare, in uno dei tanti locali, del “tinto de verano” (una specie di spritz a base di vino rosso e gassosa), noi abbiamo deciso di partecipare alla presentazione dei propri lavori da parte di un giovane pittore spagnolo.
L’artista è segaligno ed abbronzato, capelli castani arricciati con colpi di sole e macchie di vernice bianca, le stesse macchie appaiono anche su i suoi abiti. Sulle pareti erano esposte le sue opere: dipinti e litografie. La mia attenzione viene attratta da diversi dipinti raffiguranti dei caratteri cuneiformi; l’artista mi spiega che sono frutto delle sue impressioni sulla Mesopotamia.
Sul pavimento sono disseminate alcune sculture in metallo, opera di un altro giovane artista catalano.

Lasciata questa esposizione raggiungiamo un negozio, posto alla fine della discesa, che possiamo paragonare ad una galleria d’arte. Qui le opere esposte sono completamente diverse: Gemma, l’artista lavora argento e pietre. D’estate lavora sette giorni su sette ed espone i suoli lavori in questa galleria; d’inverno fa la ballerina e comincia ad immaginare la nuova e prossima collezione. Sassolini raccolti sulla spiaggia sono incastrati nell’argento per creare anelli e collane; fili d’argento sono lavorati a ghirigori per ottenere anelli ed orecchini; pezzetti di roccia vulcanica appesi a fili d’argento. Per tutto il tempo che rimaniamo, notiamo che il negozio non è mai vuoto: Gemma è impegnata sia con il locali che con i turisti. I locali le chiedono di fare dei gioielli personalizzati, i turisti acquistano quanto è già in esposizione: anelli, orecchini, collane.

A Cadaqués siamo rimasti diversi giorni. Abbiamo passeggiato per le stradine della parte vecchia della cittadina, scarpinato per viuzze acciottolate passando da atelier ad atelier, da negozio a negozio. Ci è capitato di acquistare alcuni scialli (per fare regali una volta tornati a casa) di seta e lana in un negozio di proprietà di una signora peruviana. In inverno vive in Germania, poi torna qui a tarda primavera, apre il negozio ed affitta le stanze che stanno sopra il negozio ai turisti.
Due sere dopo, mentre andavamo a cena incontriamo la proprietaria del negozio che riconoscendoci ci invita a cenare con lei sulla terrazza di casa sua.
La vista era affascinante: Cadaqués splendeva con le sue luci sotto di noi, le stelle si incontravano col mare. Le barche sembravano giocattoli dentro la vasca da bagno. Fra un bicchiere di “cava” (lo spumante spagnolo) e l’altro, fra un piattino di tapas e l’altro, abbiamo conversato su i più vasti argomenti. Una serata indimenticabile.

“Il paesaggio di Cadaqués è sempre stato lo stesso” ci dice una signora seduta ad un tavolo, del bar, vicino al nostro. Apprendiamo così che suo nonno inventò una medicina per il mal di stomaco e con le royalties ricevute dalla casa farmaceutica acquistò una altura di Cadaqués dove costruì l’hotel Rocamar. In poche parole stavamo colloquiando con la proprietaria dell’hotel dove alloggiavamo.


Dopo tanta sabbia ed aria salmastra, a malincuore lasciamo Cadaqués e ci avviamo verso nord percorrendo la stretta N-260. Il viaggio è risultato interessante grazie alla strada che piena di curve, tornanti, salite e discese. Dopo essere saliti verso la montagna, siamo ridiscesi al mare in prossimità di Port Bou, l’ultima località spagnola prima di entrare in Francia.

*****************


-DOVE ALLOGGIARE-

A Begur siamo stati nel piccolissimo ma delizioso Bliss Begur Hotel. Solo 10 camere, perfette. Ed un grande ristorante chiamato “Primo Piatto”. Il proprietario è un italiano, anzi un milanese, che ha deciso di trasferirsi in questo bellissimo borgo. Abbiamo pagato la camera doppia 115 Euro, prima colazione compresa.

Appena fuori la cittadina medioevale di Cantallops abbiamo trovato alloggio al Can Xiquet. Questo hotel si trova in montagna, circa trenta minuti dal mare. Il personale è fantastico ed il ristorante semplicemente sorprendente. L’hotel mette a disposizione, a noleggio, delle biciclette. La camera doppia ci è costata 96 Euro a notte, colazione inclusa. Il ristorante è abbastanza caro in quanto abbiamo pagato, in due, 90 Euro vini inclusi.

A Cadaqués abbiamo scelto l’hotel Rocamar (73 camere) affacciato sulla quieta baia del borgo. L’hotel è dotata di due piscine, una esterna ed una all’interno. Inoltre ha una spiaggia privata attrezzata. Abbiamo pagato 139 Euro a notte, camera doppia con colazione inclusa.

-DOVE MANGIARE-

A cinque minuti dal centro di Begur si trova il ristorante Sa Rascassa che serve, sulla sua terrazza, pesce appena pescato e pasta. Circa 50 Euro per due persone, vino della casa incluso.
Sempre a Begur suggerisco il restaurant Rostei la cui specialità è il pesce alla griglia. Qui è un poco più caro: 70 Euro per due persone, vino della casa inclusa. Tentate di mangiare sulla terrazza, è un’esperienza unica.

A Cadaqués suggerisco il ristorante La Sirena, specializzato in pesce alla griglia ed alla maniera basca.

I piccoli ristoranti sul mare di norma hanno una brutta fama. Come già detto prima a Platja Grifeu abbimo trovato un ristorante (senza nome), posto sulla spiaggia, che ci ha proposta una perfetta ed indimenticabile “tortilla española”.

-DOVE ANDARE-

Cittadine come Plas, Peratallada e Castellò d’Empùries sono piene di viuzze con edifici medioevali, cattedrali del XIII secolo ed un grande senso della storia. La Costa Brava è punteggiata di questi villaggi e la maggior parte di essi ha un efficiente ufficio di informazioni turistiche.


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Commenti su questa Opinione
ondalis

ondalis

09.11.2010 00:22

qui manca il diamante o il 1° premio categoria del mese. sarebbero meritatissimi!

Bellatrix72

Bellatrix72

30.10.2010 09:04

mi ero persa questa eccellente pagina......sto recuperando il pregresso!!! ciao

Ciobin

Ciobin

03.10.2010 13:34

eccellente

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Le valutazioni dell'Opinione
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