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La vacanza nel viaggio

5  24.06.2012

Vantaggi:
Il mare, la natura ma soprattutto la gente .

Svantaggi:
Sconsigliata, la Casamance è considerata pericolosa

sabbiaevento

Su di me: In attesa... di cosa? Boh...

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Poco più di un anno fa, nel corso del mio viaggio in Senegal con la solita formula di “Avventure del Mondo”, ho raggiunto anche la regione di Casamance, nella parte meridionale del Paese.
Questo nonostante la Farnesina lo sconsigliasse e la corrispondente in loco dell’agenzia (un’italiana trapiantata in Senegal) raccomandasse la massima attenzione. Senza contare poi che il fidato autista che ha accompagnato il nostro gruppo per tutto il tour ne fosse spaventatissimo, al punto di non veder l’ora di andarsene da lì.
Siamo stati davvero così incoscienti?
A giustificare questa scelta la consapevolezza che la Casamance è la regione più affascinante del Senegal ed è qui che si trova Cape Skiring, dove pare si annoverino le più belle spiagge di tutta l’Africa occidentale.
Ma perché è considerato in qualche modo pericoloso spingersi fino alla Casamance?
La storia racconta di continue lotte separatiste in questa regione, a cominciare dal periodo coloniale di dominazione francese, fino ai giorni nostri. Non sono lontani gli anni di guerra civile che insanguinarono questo territorio, soprattutto con la fiera etnia Diola protagonista, da sempre in lotta per contrastare le invasioni straniere.
Ma le ambizioni indipendentiste della Casamance non hanno fatto altro che accrescere il divario fra la parte nord e quella sud del paese, separate, tra l’altro, dalla Gambia, una piccola nazione (anzi, la più piccola di tutta l’Africa) incuneata nel Senegal, proprio al di sopra della Casamance.
Le lotte dei ribelli separatisti non sono comunque di fatto mai cessate, ed hanno anche, purtroppo, contribuito a diffondere voci sulla presenza di agguerrite bande armate e blocchi stradali nella regione.
Spesso però si tratta solo di criminali comuni che hanno approfittato di una situazione delicata per dedicarsi alle proprie attività illegali, che nulla hanno a che fare con la causa indipendentista.
Ma è comunque la presenza vera o presunta di questi banditi a consigliare di stare alla larga dalla Casamance, costringendo alla fine questa regione ad un forzato isolamento.
Ed è un vero peccato perché la Casamance è bella, ricca di vegetazione tropicale, di spiagge sabbiose, di fiumi serpeggianti, ma soprattutto ricca di una popolazione generosa, sorridente

Fotografie per Cap Skiring
  • Cap Skiring Cap Skiring
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Cap Skiring Cap Skiring
Mucche sulla spiaggia
e ospitale.

All’andata, per raggiungere la Casamance, aggiriamo la Gambia, che attraverseremo invece al ritorno.
Siamo quindi a sud-est del Senegal e, dopo aver attraversato il Parc National de Niokolo-Koba e l’affascinante regione dell’etnia Bassari, siamo finalmente in vista della contestata regione della Casamance.
A questo punto il nostro autista Saliou effettua una fermata “tecnica”. Da ora in avanti, fino alla capitale Ziguinchor, dove passeremo la notte, dovremo evitare di fermarci.
Saliou teme veramente che possano esserci blocchi stradali con i banditi e quindi: se vogliamo fare foto dovremo farle dal pulmino, se abbiamo sete dobbiamo accontentarci delle bibite calde che abbiamo con noi e... dobbiamo cercare di evitare assolutamente i frequenti, fino ad ora, pipì-stop.
Anche se poi, con profondo rincrescimento di Saliou, non riusciremo ad evitare uno di questi ultimi, arriviamo sani e salvi alla capitale.
L’indomani, dopo una breve visita della cittadina, ci avviamo finalmente verso la meta più ambita qui in Casamance, Cap Skiring.
Alloggiamo in un campement piuttosto spartano, in casette-bungalow molto essenziali. La luce elettrica va e viene, l’acqua dalla doccia pure, e i letti non sono il massimo della comodità. Ma siamo praticamente sulla spiaggia.... e che spiaggia!
Anche se fa molto caldo, dobbiamo comunque tenere conto che siamo a febbraio, in bassa stagione quindi, e la spiaggia si presenta in maniera piuttosto selvaggia. Meglio così!
Resta il fatto che non riesco ad immaginare quanti possano essere realmente i turisti in alta stagione, visto il terrorismo psicologico causato dalle continue voci sulla presenza dei fantomatici banditi di cui sopra.
Comunque, in questa parte dell’anno, le spiagge di Cap Skiring offrono soprattutto due cose. Una è abbastanza normale e direi ovvia trovandoci su una costa oceanica, ed è il vento. L’altra è sicuramente più insolita: la presenza di mucche.
Sulla morbida sabbia di questa immensa e splendida spiaggia, sono infatti accovacciati un bel po’ di bovini, che paiono gradire molto questa situazione di apparente puro relax. Devo dire che in Africa è la prima volta che vedo mucche così... benestanti!
A parte questi animali la spiaggia è quasi deserta, fatto salvo qualche abitante del luogo che espone, per i pochi turisti presenti, quella stessa merce che siamo abituati a vederci offrire dai tanti senegalesi che vivono nelle nostre città.
C’è anche qualche bar-ristorante (ma bisogna rivedere un pochino il concetto che abbiamo di questi esercizi, diciamo che qui non sono propriamente come quelli che incontriamo da noi) dove musica, cordialità e sorrisi sono più numerosi delle specialità culinarie offerte.
La cosa più piacevole di tutto il breve periodo trascorso a Cap Skiring la viviamo però nel tardo pomeriggio del giorno del nostro arrivo, nelle ore in cui l’afa diurna lascia spazio all’aria più fresca della sera.
Qualcuno di noi si è attardato nel villaggio e qualcun altro, fra cui io, è rientrato nel campeggio.
Mentre sto sistemando qualcosa nel bungalow, sento canti e suoni provenire dalla spiaggia e ciò costituisce per me un richiamo irresistibile.
Non sono l’unica a rispondere a quel richiamo, anche alcuni dei miei compagni di viaggio stanno sopraggiungendo.
Ad attirarci tutti lì, le musiche e le voci di giovani senegalesi, ragazzi e ragazze, che stanno improvvisando o provando sulla spiaggia le loro danze.
Uno spettacolo tanto imprevisto quanto affascinante, tanto spontaneo quanto coinvolgente. Il bello sta proprio nel fatto che non si tratti di una performance ad uso e consumo dei turisti, né di un’esibizione, anche se alla fine gli “spettatori” come noi non mancano di certo. Bonghi e tamburi a fare il ritmo (in Africa percussioni e percussionisti sono veramente il top dell’espressione musicale), voci calde e leggermente cantilenanti come lo sono spesso quelle delle gente di colore, ma soprattutto balli, tribali ma sensuali, con sinuosi movimenti di corpi che sembrano nati per danzare.
Si divertono, ridono, scherzano, cantano, si muovono con eleganza, sprigionano energia positiva e voglia di vivere. Sono giovani, belli, poveri forse di beni materiali ma ricchi di talento naturale. E’ veramente un piacere, anzi quasi un privilegio, assistere a questa che è in tutto e per tutto una manifestazione artistica non di folklore ma di vita autentica.
Come sono contenta di essermi trovata lì nel momento giusto!
La sera, in un ristorante del villaggio - anche qui alla luce di candele per la solita questione della corrente elettrica che spesso latita - ceniamo con gamberetti e danze femminili (questa volta a beneficio dei turisti, soprattutto di sesso maschile...) in grande quantità.
Fuori, per la strada, i giovani maschi (ma quanto sono belli?) continuano a improvvisare canti e musica, con i loro bonghi dai quali non si separano mai. Nell’aria si sente un inconfondibile odore di fumo... anche se proibito dalla legge. Si respira un’aria un po’ retrò, anni ‘70, ma è un’atmosfera giovane e viva e tanto, tanto piacevole!
Sarà forse che sono costretti ad un isolamento forzato, sarà che di turisti alla fine ne vedono pochi, ma sono tutti spontanei, allegri, disinteressati, e costituiscono una compagnia piacevolissima. Altro che banditi!
Il giorno successivo ci spingiamo fino all’Ile de Karabane, raggiungibile con piroghe a motore che navigano nelle calme acque ricche di mangrovie del fiume Casamance. La lunga escursione è molto bella dal lato naturalistico ma, una volta nell’isola, è importante l’opportunità che ci viene offerta di fare un piccolissimo salto nella realtà locale. Visitiamo infatti una scuola, dove siamo accolti con calore dai bambini che ci fanno sedere nei banchi accanto a loro. Agli insegnanti lasciamo un po’ di materiale: penne, matite e quaderni, piccole cose per noi ma molto importanti per loro. Un’altra tappa la facciamo in centro ospedaliero dedicato esclusivamente alle donne che devono partorire. Gli ambienti sono semplici, ai nostri occhi mancano di tutto, apparentemente anche di imprescindibili sistemi antisettici. In realtà norme igieniche elementari e pulizia sono rispettati e il personale sanitario - ostetriche per lo più - ci mostra orgogliosamente macchinari, lettini, medicinali che, per loro, sono quasi all’avanguardia. Lasciamo un piccolo tributo in denaro, veramente una goccia nel mare. Sono infatti, questi, luoghi tendenzialmente poveri, ma la gente vive la propria condizione con ammirevole dignità e ne ricaviamo veramente un’ottima impressione.
La sera nuovamente cena a base di pesce e gamberetti e un’ultima passeggiata, poi, sulla spiaggia deserta dove, di notte, non ci sono più neppure le mucche.
Lasciamo Cap Skiring con un pochino di dispiacere. E’ stata una parentesi di spensieratezza pura, di divertimento, di benessere. Sensazioni che spesso è difficile provare nell’Africa vera, quella lontana dei villaggi turistici all inclusive, quella che di solito voglio conoscere.
Eppure anche questa è Africa, ed è veramente difficile non amarla.


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Commenti su questa Opinione
minidux

minidux

07.11.2012 15:04

eccellente e complimenti!

Bucaneve1

Bucaneve1

07.10.2012 19:35

ripassata

Bucaneve1

Bucaneve1

25.09.2012 22:56

le tue opinioni sono degli scorci di poesia...

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