TORRIDA ALLUCINAZIONE
19.11.2007
Vantaggi:
Colpi d'occhio assolutamente lunari e fuori dal mondo .
Svantaggi:
Il caldo torrido ed allucinante e la conseguente impossibilità (ovvia e comprensiva) di rimanere a lungo all'aperto
Consiglio il prodotto:
Sì
 ingeGnere76
Su di me:
Remembering games... and daisy chains and laughs... got to keep the loonies on the path...
Iscritto da:10.09.2003
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In media l'opinione è' stata valutata Eccellente da 97 utenti Ciao
Ci sono posti, nel mondo, in cui all'uomo è proibita ogni forma di sviluppo. Luoghi incontaminati in cui la Natura si manifesta in tutto il suo splendore, il suo incanto e talvolta, si… perché no, anche la sua ostilità. Questo, per l'appunto, è un "luogo ostile", La chiamano Death Valley, ovvero Valle della Morte. Ebbene, di certo non è un Paradiso. IL TERRITORIO Il Death Valley National Park si estende per il novanta per cento del suo territorio in California, per la precisione lungo il confine con il Nevada, cui appartiene la parte restante. Monumento nazionale sin dagli anni '30 è ora diventata da più di una decina "parco nazionale" il che vuol dire poter godere di una speciale attenzione nella gestione del territorio, delle specie animali che lo abitano e della conservazione geologica del luogo. Stretta tra diverse catene montuose, principalmente tra la Sierra Nevada e l'Amargosa Range, la Death Valley è per buona parte sotto il livello del mare e può essere ragionevolmente considerata come una protuberanza dello sterminato deserto del Mojave al cui centro tra l'altro si erge quel bizzarro miraggio chiamato Las Vegas… la quale comunque è lontana, almeno un centinaio di chilometri.
VAGABONDARE NELL'OSTILITA' Si parta dal presupposto che la Valle della Morte è immensa. Ciononostante si tenga bene presente che essa può essere visitabile nell'arco di un'unica lunga e rovente giornata. Del resto, il caldo che opprime la zona è talmente intenso che già sopportarlo per una giornata intera richiede uno sforzo fisico incredibile. L'ideale pertanto sarebbe inserire la visita alla valle come "tappa di spostamento" all'interno di un viaggio itinerante. L'attraversamento in senso stretto della Valle, toccando i principali punti di interesse lungo la solitaria US Route 190 che la attraversa richiede un percorso di circa 150 chilometri: un tragitto condotto in assoluta solitudine (poche, pochissime le macchine che si incontrano, con una media di due, tre ogni dieci minuti) tortuoso, pieno di inevitabili soste e con qualche deviazione verso terrazze panoramiche o luoghi più o meno accessibili. Impossibile coprire i 150 chilometri nelle classiche due ore relative ad una media andatura: ce ne vogliono circa quattro, forse addirittura cinque per apprezzare in pieno la valle; è dura, molto dura ma ne vale la pena. Inoltre, durante questo tempo non c'è modo di riposarsi, se non nella torrida Furnace Creek, l'unico villaggio presente all'interno; un villaggio che vanta un piccolo ed un grande hotel (entrambi molto cari), un market, un ristorante, un negozio di souvenir ed un esclusivo campo da golf. E come si faccia a giocare a golf in questo inferno proprio non è immaginabile.
Dal momento che le strutture di Furnace Creek sono consigliabili esclusivamente per un breve riposo durante la visita direi che i posti migliori per pernottare sono a nord e ad est della valle. Ora, la Death Valley ha tre ingressi secondari non logisticamente convenienti e tre entrate principali più strategiche: - ad ovest la statale 190 proveniente da Lone Pine
Fotografie per Death Valley National Park, California
(California) e prima ancora (col nome di US Route 395) da Mammoth Lakes (California). - a nord est la US Route 394 da Beatty (Nevada). - a sud est sempre la 190 da Pahrump (Nevada). L'itinerario più classico prevede la percorrenza della 190 da Lone Pine a Pahrump (o viceversa) ma nessuno vieta di uscire verso Beatty, anche se così facendo ci si allontana da Las Vegas che potrebbe rapresentare un'ideale tappa successiva alla visita della Death Valley stessa. Il giorno precedente noi optammo per un pernottamento a Mammoth Lakes, subito dopo la visita allo Yosemite National Park; dunque il giorno dopo abbiamo percorso in due ore le circa 100 miglia (160 km) che separano Mammoth Lakes da Lone Pine e siamo arrivati all'ingresso ovest della valle alle 11 del mattino. In tempo per le cinque ore di visita citate in precedenza. Al termine, siamo usciti infine verso Pahrump dove abbiamo pernottato. Ed allora non perdiamo tempo ed addentriamoci nella torrida valle… per una torrida allucinazione…
DEATH VALLEY - STRAIGHT AHEAD (foto 1) Percorrere la valle della morte, specie d'estate, può essere una vera e propria impresa. Il sole picchia fortissimo, la temperatura si aggira dai 45 ai 55 gradi centigradi con un'umidità molto bassa. E poi, dato lo spazio vasto, c'è vento, molto vento. La sensazione che si prova, in ogni suo angolo, è quella di avere un enorme phon puntato addosso: non si suda molto ma gli abiti bruciano, la pelle si secca subito e la sete si fa viva molto presto. Le guide raccomandano di portare abbondante acqua (anche per l'automobile, preferibilmente dotata di aria condizionata), cibo, ed un copricapo; consigli forse banali ma decisamente da seguire, magari aggiungendo anche un integratore di sali minerali. Il cartello "Death Valley straigh ahead" (sempre dritti) che accoglie il visitatore subito dopo Lone Pine è molto più emblematico di quanto non lo sia quello ufficiale che segna l'ingresso nel parco e che dice semplicemente "Death Valley National Park". E' dopo questo cartello però che inizia il vero e proprio tragitto lungo i 150 chilometri della US Route 190. Un tragitto che inzia con un' inquietante e brusca diminuzione della vegetazione ai lati della strada e con il lento avvicinarsi dei costoni rocciosi della sterminata Sierra Nevada. STOVEPIPE WELLS (foto 2) La temperatura, già piuttosto alta a Lone Pine, raggiunge subito livelli insopportabili al punto che diventa quasi impossibile restare fuori dalla macchina per più di mezz'ora: presso il bizzarro e solitario market di Stovepipe Wells, a circa 50 chilometri oltre l'ingresso ufficiale del Parco siamo già a 120° Farehneit ovvero 50 °C e siamo già nei pressi del primo "point of interest" del percorso: il Mosaic Canyon, uno stretto percorso tra levigate mura di marmo bianco.
MESQUITE SAND DUNES (foto 3) Subito dopo Stovepipe Wells, percorrendo una decina di chilometri lungo la US 190 e guardando sulla sinistra si potranno ammirare le bianche dune di sabbia che rendono questa parte di valle quasi assimilabile ad un deserto "stile Sahara"; lo sapeva bene George Lucas, che qui girò alcune scene della prima triologia di Star Wars. E' mezzogiorno passato quando arriviamo alle Mesquite Sand Dunes ed il caldo è inesorabile; viene data ai visitatori la possibilità di parcheggiare e di percorrere qualche decina di metri lungo le dune: ovviamente dopo qualche passo già si desidera tornare al fresco dell'aria condizionata dell'auto ma il posto è così silenzioso, così ventoso, così caldo, così "desertico" che vale la pena aspettare ancora un po'. FURNACE CREEEK (foto 4) Poco dopo le Sand Dunes, la US 190 piega verso sud est verso la zona più ricca di attrazioni dell'intera vallata. Qualche decina di chilometri e siamo al Furnace Creek Ranch: mai nome fu più azzeccato… e il termometro dell'auto segna sempre 120° F. Un market dotato di ventilatori ed aria condizionata offre cibo, bevande e souvenir ai viandanti. All'interno del ranch piccoli bungalow, un ristorante, un lussuoso hotel con vista sulla vallata ed un campo da golf completano lo scenario di un luogo che rasenta la follia: semplicemente fare quattro passi all'interno di Furnace Creek è faticoso, pensare poi che qualcuno ci possa giocare a golf è semplicemente sconvolgente. Eppure, placidi erogatori annaffiano di acqua proveniente da chissà dove l'enorme prato con le diciotto buche.
Dopo l'acquisto di qualche maglietta, qualche monile e abbondante acqua lasciamo il Ranch per dirigerci ancora a sud est. Dopo soli cinque chilometri ci troviamo di fronte ad un bivio: a sinistra si continua per la 190 fino a Pahrump mentre a destra si scivola dolcemente verso le profondità di Badwater. La 190 procede diretta verso l'uscita, così per il momento giriamo a destra. Percorreremo circa venti miglia verso Badwater, poi torneremo indietro per riprendere la 190. GOLDEN CANYON Dopo altri cinque chilometri un cartello con su scritto "Golden Canyon" ci dirige verso una piazzola di sosta deserta, come tutto il resto. Scendiamo dall'auto, anche se il caldo è sempre più insopportabile: c'è persino un bagno pubblico in questa piazzola il quale, a causa del caldo torrido, diffonde un odore mefitico e pestilenziale. Il piccolo Golden Canyon è percorribile mediante un breve sentiero di media difficoltà che diventa altissima per via delle temperature: dopo una cinquantina di metri infatti, sebbene incantati dai riflessi dorati delle pareti, riteniamo opportuno tornare indietro.
ARTIST DRIVE Subito dopo, un nuovo cartello indica un percorso a senso unico, un anello di 20 chilometri circa dal nome bizzarro: "Artist Drive". La curiosità sul nome svanice presto quando la stradina, tortuosissima, costeggia un crinale sul quale le formazioni minerali hanno creato un insieme di sfumature di colori quasi innaturali. Lo scenario è talmente surreale da sembrare dipinto da un artista e la strada sembra non finire mai perdendosi tra ripide salite, dossi ciechi, curve a gomito e brusche discese. DEVIL'S GOLF COURSE Una volta tornati sulla strada principale le indicazioni ci spingono verso Badwater ma c'è ancora il tempo di attraversare una landa desolata che sembra essere stata apposta creata affinché il Diavolo ci potesse giocare a golf. Il Devil's Golf Corse, per l'appunto.
BADWATER (foto 5) Prima di tornare indietro per riprendere la 190 c'è ancora una meta da raggiungere. E'il punto più basso del Nord America, la seconda depressione dell'emisfero occidentale: Badwater. Badwater altro non è che una distesa di sale, situata 86 metri sotto il livello del mare, come del resto è sotto il livello del mare una buona parte della strada che porta da Stovepipe Wells fino a qui. Il bianco del terreno che è appunto costituito di sale, unito al vento bollente e al caldo torrido, rende una semplice passeggiata un vero e proprio inferno dal momento che i riflessi argentei del sale infastidiscono molto la vista. Tuttavia, percorrere qualche decina di metri lungo Badwater è un'esperienza unica che ne fa una delle prime tre mete della valle per importanza e per bellezza paesaggistica. Con un'ultima occhiata alle pozze di acqua salina (imbevibile, ed è per questo che il luogo è chiamato così) ci rimettiamo in marcia, per ripercorrere le venti miglia che ci riporteranno sulla US 190. ZABRISKIE POINT (foto 6) Uscire per la US 190 è quasi d'obbligo, per il fatto che essa passa per una delle terrazze più belle del pianeta Terra: lo Zabriskie Point. Celebre più che altro per il film di Antonioni o per le prime inquadrature di 2001 Odissea nello spazio di Stanley Kubrick lo Zabriskie Point è un luogo mistico, dotato di una straordinaria capacità ipnotica: se osservato al tramonto infatti, le sue "dune venose" che lo caratterizzano cambiano in continuazione colore con il calar del sole virando dal giallo ocra al blu oltremare della notte e passando attraverso delle tonalità incredibili del rosa carne. Tramonto o non tramonto, la vista a quasi 360° che si gode dal parapetto è semplicemente mozzafiato. E' in posti come questo, o come Badwater, o come Dante's View che la fatica di un viaggio sotto il cole cocente viene ampiamente ripagata.
DANTE'S VIEW (foto 7) Ed appunto, dopo lo Zabriskie Point, ecco che si arriva al Dante's View, l'ultima terrazza panoramica prima dell'uscita vera e propria dalla Valle. Una terrazza dalla quale è possibile scorgere in un unico colpo d'occhio il punto più basso degli Stati Uniti d'America (Badwater) ed il punto più alto (il monte Whitney, Alaska esclusa): una visione che concilia Inferno e Paradiso (forse per questo il nome è Dante's View), dall'alto di un costone sul quale la temperatura non è più così infuocata… come a dire… che si sta uscendo dalla "morte" e si sta tornando alla "vita". Ancora qualche miglio infatti ed il calore come per magia si dissipa un po', la temperatura benché sempre altissima diventa sopportabile, e l'Amargosa Range sembra lasciarci andare… La US 190 che si era arrampicata fino alle ultime due terrazze torna a farsi pianeggiante, anzi, dolcemente ondulata. Gettando uno sguardo indietro le montagne sembrano aprirsi in un abbraccio di addio allontanandosi lentamente verso l'orizzonte, a destra e a sinistra.
Ma ne verranno altre, a costeggiare la strada. Una strada che ora come non mai appare come un lucido nastro di seta nero appoggiato sulla polvere rocciosa, un nastro che scivola inevitabilmente verso lo Stato americano più arido, più peccaminoso, più squallido eppur fortemente e profondamente attraente…
…il Nevada infatti, è qui a due passi.
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18.04.2009 12:23
Eccellente... è stato un vero piacere leggere la tua opinione
21.06.2008 15:55
BELLA OPINIONE CIAO ALLA PROSSIMA
29.05.2008 23:53
bellissima opinione; sono stata nella Death Valley e ho avuto un simpatico incontro con un coyote. ciao