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Al di fuori dalle rotte

4  24.08.2003

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vivia70

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Isole Cayman. Non è una meta classica, devo dire. Anzi direi che per noi italiani, è un po’ fuori rotta. Io ho scelto di andarci perché appassionata di tartarughe e questo ne è il paradiso.
La storia delle isole Cayman è molto legata alle tartarughe. Dal diario di bordo di Cristoforo Colombo: “10 maggio 1503. Stavamo viaggiando da Panama verso Hispaniola ma il vento ci ha portato fuori rotta, verso ovest. Abbiamo avvistato delle piccole isole. Ci sono così tante tartarughe che sembrano ricoperte di rocce. Le chiameremo “Las Tortugas”. Si trattava di Grand Cayman, Little Cayman e Cayman Brac.
Oggi la tartaruga è il vero e proprio simbolo delle isole Cayman. E’ sulla bandiera nazionale, è sulle banconote.

Le Cayman, oltre ad essere un paradiso fiscale per gli inglesi (sono un possedimento britannico dal 1670) e per gli americani (sono ad un ora di volo da Miami), sono un vero e proprio paradiso per i sub. Il clima è ideale: situate proprio sotto Cuba, sono al riparo da uragani e tifoni. Le loro tiepide e calme acque sono ideali per le immersioni subacquee e offrono un paesaggio sommerso ricco di coralli e pesci dai colori indimenticabili.


Le Cayman Islands sono tre:

Little Cayman è la più piccola, solo 170 abitanti, lunga circa 15 chilometri, è una riserva naturale ed offre una rara combinazione di sole-spiagge-natura incontaminata. Lì vivono indisturbate circa 200 specie native di uccelli tropicali e migliaia di esemplari di iguana delle rocce. Qui gli esperti di immersioni possono provare l’esperienza indimenticabile di trovarsi di fronte al famoso Bloody Bay Wall (il muro della baia color sangue) così chiamato proprio per il caratteristico colore rosso del corallo che lo costituisce. Uno strapiombo di circa 1800 metri che lascerebbe senza fiato anche il più “navigato” sub.

Cayman Brac, è caratterizzata da una scogliera di roccia calcarea che l’attraversa longitudinalmente per piombare poi nel blu del mare caraibico dove si trova il relitto di una fregata russa affondata nel 1996 ed essendo l’isola dei pirati, chissà quale tesoro nascosto. Sull’isola si possono ammirare flora, fauna e una riserva di pappagalli tropicali.

Grand Cayman è l’isola più grande, quella dove si trova la capitale, George Town. Una cittadina moderna, pulita e “tapezzata” di gioiellerie, agenzie immobiliari e banche. Questa è l’unica delle tre isole che ho potuto visitare. Non offre grandi spunti per visite culturali a parte un museo nazionale e un orto botanico. Direi che quello che la rende speciale sono le sue spiagge e il suo mare.


Sono rimasta su Cayman solo 4 giorni e li ho passati così:

1° giorno - Giro dell’isola completo con auto a noleggio, guida a sinistra. Mi fermo ad ogni spiaggia che incontro. Le spiagge di Rum Point e Cayman Kay sono relativamente piccole ma mi colpiscono per il loro incredibile colore rosa intenso. Mi incammino tra le mangrovie e giungo quasi a riva, mi chino e prendo una manciata di sabbia. Altro che sabbia! E’ corallo triturato. Qui la barriera corallina è molto vicina, quindi la successione dei colori che appaiono alla mia vista sono: rosa-corallo della spiaggia, azzurro-turchese dell’acqua a riva e blu-intenso del mare aperto.

2° giorno - Decido di godermi un po’ di sole e mare sulla Seven Mile Beach: sette miglia sette di sabbia e mare su cui si affacciano le più belle residenze dell’isola. Nessun Hyatt o Hilton hotel con i suoi grattacieli ma solo piccole ville e dimore in stile rigorosamente coloniale quasi completamente gestite dagli inglesi.
Qui, parto dall’unico accesso “libero” e percorro circa 3 chilometri a piedi sul bagnasciuga quando il mio sguardo improvvisamente coglie uno strano oggetto non-identificato sul pelo dell’acqua. Una tartaruga marina del diametro di circa 70 cm., qui a riva! Dalla spiaggia un inglese mi urla: “do you want me to get you some bread?”. Vuoi che ti prenda del pane? Vuoi dirmi che posso dare da mangiare ad una tartaruga come do il mais ai piccioni in piazza del Duomo??? Mi precipito al supermercato più vicino e mi munisco di croccantini per gatti, quelli più puzzolenti di pesce che riesco a trovare e mi metto a correre per ritornare sulla spiaggia, nel punto dove ho lasciato “Marinella” (così l’ho affettuosamente chiamata), prima che lei se ne scappi via. Al mio arrivo scopro con grande sorpresa che non è più sola. Ci sono almeno sei tartarughe marine che nuotano a riva, ingolosite dai miei pezzetti di pane. Elargisco croccantini a tutto spiano e dopo il lauto pranzetto mi immergo con loro. Pinne e maschera mi permettono di seguirle, di vederle brucare le alghe sul fondo del mare e di attaccarmi anche ad una di loro per farmi trasportare per qualche tratto. Io che da anni ammiro e invidio quelli che riescono ad andare a Lampedusa a seguire il progetto del WWF per la salvaguardia della Caretta Caretta, mi ritrovo a nuotare con le mie beniamine? Solo una volta arrivata a casa, grazie ad una provvidenziale videocamera vestita di “guscio” protettivo, avrò la conferma tangibile che non ho sognato, è successo davvero.

3° giorno - Escursione organizzata a Stingray City (letteralmente la città delle razze). Non amo le gite organizzate ma questa proprio non è fattibile diversamente. Prenotata e pagata all’hotel, la gita prevede una giornata su una specie di panfilo. Dopo circa un’ora di viaggio giungiamo ad una specie di “secca” dove l’acqua trasparentissima è alta circa un metro. Siamo vicinissimi alla barriera corallina e guardo un po’ preoccupata il mare aperto color blu notte. Dopo alcune dovute spiegazioni, gli organizzatori ci invitano a scendere in acqua e ci muniscono di una manciata di polpo crudo tagliato a pezzetti che dovremo tenere in mano con il palmo leggermente socchiuso ma rivolto verso l’alto. Improvvisamente l’acqua chiara e luminosa si fa nera e qualcosa mi sfiora le gambe. Non ho il coraggio di immergere la testa per guardare sotto il pelo dell’acqua, preferisco rimanere immobile e immaginare … Io e un’altra decina di persone ci siamo trovati in pochi secondi circondati da una ventina di razze attirate dal polipo che tenevamo in mano e che ben volentieri hanno gustato. Le razze non sono particolarmente pericolose. Prima di immergerci, ci avevano spiegato che l’importante è non toccare il loro dorso. Lì infatti c’è una serie di aculei urticanti nascosti che le razze per difesa improvvisamente fanno uscire se si sentono minacciate. Questo è uno dei pochi posti al mondo dove dei pesci oltrepassano di loro spontanea volontà la barriera corallina senza alcuna paura. Anche in questo caso un provvidenziale video, registrato a nostra insaputa dalla troupe a bordo e montato a mo di spot pubblicitario, che al ritorno in albergo ho prontamente richiesto, ha confermato che questa ennesima esperienza incredibile l’ho vissuta davvero.

4° ed ultimo giorno - visita con pellegrinaggio al “santuario”, motivo principale che mi ha spinto fino a Cayman. No, non sono improvvisamente diventata devota a chissà quale santo. Sto solo ironizzando sul luogo dei miei sogni, dove ho trascinato tutta la famiglia, assaporandone ogni momento passato lì: La Turtle Farm, ovvero la “fattoria delle tartarughe”. Ma questa è un’altra storia ....


www.caymanisland.ky


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123paolocesare

123paolocesare

26.09.2011 17:26

bellissimo viaggio

ERIKA3

ERIKA3

05.09.2005 13:10

Pensa che questo inverno ci farò un pensierino.... Spero di beccarti presto per chiederti maggiori informazioni!

AlexDG

AlexDG

02.09.2004 13:31

Veramente un viaggio da sogno. Anche io sono riuscito a nuotare con le tarturughe in Messico ad Akumal, che nella loro lingua vuol dire spiaggia delle tartarughe. Probabilmente le Cayman sono più esclusive, mentre lo Yucatan è molto più turistico ed economico, ma il tratto di costa da Akumal a Tulum è veramente bellissimo.

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