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“Mi sono dilungato un po’ troppo intorno ai Sami, perché essi sono gli autori delle tre più grandi opere di tutta la Grecia”.
Così Erodoto giustificava tutto lo spazio concesso alle vicende belliche e politiche di Samos nel terzo dei nove libri delle sue Storie. Il sottoscritto, che non è nato come Erodoto in quei luoghi che guardano le coste dell’Asia Minore, troverà ugualmente difficile non dilungarsi nel tentativo di raccontarvi dell’isola e delle sue bellezze. Ho difficoltà a non dilungarmi, in generale, ma questa opinione batterà i miei record. Poco male.
Cercherò di dividere il tutto in capitoli, in maniera che chi non è interessato a tutto ciò che andrò a scrivere, potrà saltare qua e là, ma anche in questo caso mi sarà difficile “chiudere” le varie stanze descrittive in maniera stagna, senza collegarle a tutto il resto. Ancora una volta, poco male, ma voglio ringraziare in anticipo chi si produrrà nello sforzo di seguire questo mio scritto nato subito dopo il mio ritorno dall’isola del mar Egeo, con i ricordi ancora freschi e il sole ancora sulla pelle.
Una premessa sulla categoria, doverosa: a quanto ne so, Samos non fa parte di alcun arcipelago, trovandosi proprio al di là del confine nord del Dodecaneso. Non trovando alcun appiglio nelle sovra-categorie del sito (tra le quali troviamo, ad esempio, le Cicladi, il Peloponneso e via discorrendo) e non riuscendo a proporre nulla partendo dalla cartella generale Grecia (cosa che continuo a non capire), ho richiesto l’inserimento dell’isola nel Dodecaneso, spiegando per bene il perché e il percome dell’apparente errore. Lo staff ha inserito la categoria Samos nel Dodecaneso, sordo verso la mia spiegazione.
GEOGRAFIA
Dovesse servirvi qualche dato preciso sull’isola di Samos, eccoveli sul piatto.
L’isola di Samos è l’ottava per grandezza della Grecia. Posso andare a sensazione per individuare le sette che la precedono. Pochi dubbi su Creta, Rodi e Eubea, mentre le altre quattro potrebbero essere Cefalonia, Lesbo, Chio e forse Limnos. Come isola montagnosa, invece, pochi dubbi: solamente Creta, Eubea e Samotracia hanno montagne che superano i 1433 metri del massiccio del Kérkis, ai quali fanno da spalla i 1253 metri dell’Ampelos.
Nonostante gli incendi devastanti del 1996 e del 2000, Samos rimane una delle isole più verdi della Grecia, con una flora che varia dal paesaggio alpino alla phrygána (vegetazione di tipo mediterraneo contraddistinta da arbusti e piante aromatiche), dai vigneti agli uliveti, fino ai tamerici che colorano di verde il limitare di molte spiagge. Profumi, colori e sorprese visive difficili da raccontare, soprattutto quando al paesaggio circostante si abbinano i panorami mozzafiato sulle isole vicine e sul mare.
Una caratteristica geografica rende l’isola di Samos molto particolare: la sua vicinanza alla Turchia. Lo stretto che separa Punta Sideras dal promontorio di Micale, in Turchia, misura solamente 1300 metri.
Le città principali dell’isola sono tre, ciascuna con una propria identità precisa, mentre una quarta si è sviluppata in maniera non proprio ottimale dopo un passato glorioso come capitale dell’isola.
Phytagório, Samos (o Vathí) e Karlóvassi sono le tre città e porti principali, mentre Chora (o Hora), grosso paese dell’entroterra ed ex-capitale dell’isola, nei pressi di Phytagório, sconta uno sviluppo un po’ disordinato, che si è concentrato su un incrocio stradale e che ha dimenticato il delizioso centro storico. Disseminati per l’isola, altre decine di paesi e villaggi, ora dimenticabili, ora vere e proprie boccate d’ossigeno paesaggistico e di aria greca.
Quante isole greche possono proporre una sequenza senza fine di spiagge, baie e calette da sogno? Potrei farvi un bell’elenco anch’io, che ne ho visitate solamente dieci (il solamente si riferisce alla mia voglia di visitarle tutte!). Samos non fa eccezione, tutt’altro. Dalle grandi e lunghe spiagge sabbiose o ciottolose, alle piccole calette da sogno, l’isola è disseminata di luoghi incantevoli per i vostri bagni di sole e di mare. Per quanto ci riguarda, solo un piccolo rammarico: il meltemi, il vento del nord che, bontà sua, rende vivibili le isole dell’Egeo durante l’estate, attenuandone la calura altrimenti insopportabile con i suoi sospiri freschi, a volte anche molto violenti, ha reso il mare della parte settentrionale dell’isola quasi inavvicinabile. Tutt’altro discorso per quanto riguarda la parte meridionale, sulla quale si sono concentrate le nostre escursioni di amanti dell’acqua cristallina.
STORIA
Due sono i personaggi che hanno dato lustro alla storia dell’isola nel lontano passato, contemporanei, dalle vite in qualche modo incrociate e allo stesso tempo diversissimi. Pitagora lo conoscete tutti, probabilmente gli avrete lanciato anche qualche maledizione dal vostro banchetto di scuola. Il filosofo e matematico nacque a Samos tra il 580 e il 570 a.C. e dopo quarant’anni spesi tra viaggi e speculazioni filosofiche e matematiche, decise di andarsene in un altro paese mediterraneo a causa dell’altro personaggio di cui si parlava, il tiranno dell’isola, Policrate. Il termine tiranno, a quei tempi, non aveva il significato preciso che gli si dà oggigiorno (e non mi dilungo), ma Policrate fece di tutto per essere avanti coi tempi. Citiamo ancora Erodoto:
“In poco tempo la potenza di Policrate crebbe e diventò famosa in tutta la Ionia e nel resto dell’Ellade: ovunque si dirigesse per guerreggiare, tutto gli riusciva felicemente. (…) Depredeva e rapinava tutti senza far distinzione per nessuno; diceva infatti che all’amico si fa cosa più gradita restituendo quel che gli si è preso piuttosto che non prendendo affatto”.
Che ne dite dell’ultima frase-sentenza? La Fortuna dà e la Fortuna prende: dopo aver governato per diciotto anni circa (inizialmente con i due fratelli, che poi fece ammazzare), dopo aver messo insieme la più grande flotta greca dell’epoca, dopo aver costruito tre opere che Erodoto ritiene tra le più imponenti mai erette (il porto dell’antichissima capitale Samo, l’odierna Phytagório, ancora oggi ricalcato su quel progetto e sullo stesso molo, il tunnel di Eupalino – ne riparleremo – e il tempio di Era), Policrate fece una fine misera, crocifisso sul promontorio di Micale.
In disaccordo con la politica di Policrate, che pure, come molti tiranni e despoti del passato, amava circondarsi di artisti e filosofi, un Pitagora ormai quarantenne s’imbarcò per raggiungere quel paese mediterraneo di cui si diceva, dove avrebbe trascorso un periodo lungo più o meno come i quarant’anni vissuti a Samos e dove avrebbe fondato una scuola filosofica a suo nome. La scuola che Pitagora fondò a Crotone, nel sud del paese di cui sopra, era qualcosa di più di un gruppo di allievi che si radunano intorno a un maestro. Durante la sua giovinezza e prima maturità, Pitagora subì le influenze dello straordinario movimento scientifico-filosofico dell’Asia Minore e delle isole greche prospicienti, quel movimento dal quale nacquero gran parte delle nostre conoscenze attuali (qualche nome? Talete e Anassimandro precedenti Pitagora, Democrito e Anassimene successivi), ma non solo: sembra che durante i suoi viaggi in Oriente, sia stato iniziato ai Misteri balilonesi e chissà quali altre influenze saranno derivate dalle sue puntate in Egitto. La scuola pitagorica, insomma, si nutrì di filosofia, scienza, esoterismo e chissà cos’altro, rendendo il suo principale ispiratore un personaggio notissimo già durante la sua vita (prerogativa riservata a pochi grandi), anche se stranamente, Erodoto, che seguì le sue orme (nato in un’isola greca di fronte alle coste dell’Asia Minore e trasferitosi pure lui in quel paese mediterraneo di cui si diceva), lo cita di striscio e di sghimbescio nelle sue Storie.
Non voglio raccontarvi l’intera storia di Samos o dei suoi personaggi, ma Pitagora e Policrate dovevano essere citati. Passiamo ora ai resti che quel passato ci ha consegnato.
ARCHEOLOGIA
Cominciamo dalle tre opere eterne citate da Erodoto.
Il porto di Phytagório non meriterebbe menzione come opera archeologica, in quanto perfettamente funzionante ancora oggi e nella stessa identica posizione e grandezza dell’epoca di Policrate. Il molo meridionale, lungo oltre 300 metri, doveva davvero destare sorpresa e meraviglia all’epoca del tiranno. Il porto attuale fu rimodernato nel XIX secolo usando, in alcuni casi, le stesse pietre dei moli antichi. A poca distanza dal porto antico, sorge quello che dovrebbe diventare il nuovo scalo marittimo della città, in costruzione da oltre dieci anni e tutt’altro che in dirittura d’arrivo. “Una faccia, una razza”, insomma e non dico altro.
Il tunnel di Eupalino (o Efpalínio) è a dir poco sorprendente, anche perché non si sono ancora ben comprese tutte le modalità della sua costruzione.
Uno dei problemi per un tiranno guerriero della foggia di Policrate, erano gli assedi durante gli attacchi di altri figuri della stessa risma. Samos è un’isola povera d’acqua di superficie e l’unica riserva idrica per l’antica capitale, l’attuale Phytagório, era una sorgente montana. Prima regola di un assedio: bloccare i rifornimenti, in primis, l’acqua. Policrate ebbe l’idea di fare uno sberleffo agli eventuali aggressori e assediatori: costruire un tunnel attraverso il monte Kastro, sul quale si poggia l’insediamento abitato, che portasse l’acqua direttamente in città da una sorgente non individuabile dagli aggressori. Per l’opera in questione, Policrate si rivolse a un ingegnere di Megara, Efpalínio, già ideatore di un tunnel simile per il tiranno della propria città, Teagene.
Non mi dilungo sui problemi che un simile tunnel deve aver comportato, ma cercherò di stilare qualche dato.
Il tunnel, della lunghezza di un chilometro circa, fu costruito partendo da entrambi i versanti del monte Kastro e questo perché Policrate aveva fretta di portare a termine l’opera. Immaginate le possibili difficoltà, ma dopo poco più di cinque anni di lavoro, le due squadre di operai s’incontrarono nel bel mezzo della montagna senza nessun errore. Da tener presente che, a causa della roccia troppo friabile della parte nord, si dovette tracciare un percorso tutt’altro che lineare, con diverse curve che dovevano evitare i tratti troppo pericolosi. Per far scorrere l’acqua, si dovette scavare un pozzo sul fondo del tunnel, in quanto non c’era alcuna pendenza lungo lo scavo. Il pozzo, della profondità di nove metri all’entrata e di quattro all’uscita, mantiene una pendenza costante dello 0,5 %.
Gli archeologi tedeschi che nel 1995 scrissero un trattato sul tunnel, ritengono che esso sia precedente di una generazione all’avvento della tirannia di Policrate e che quest’ultimo non abbia fatto altro che sfruttare l’idea o forse di completare un’opera già in corso di costruzione. Ciò che è certo è che l’acquedotto funzionò per molto tempo, tanto che mezzo millennio più tardi, durante la dominazione romana, l’opera fu restaurata nella parte finale e non certo per aprirla al pubblico visitante, come succede oggi.
È possibile visitare i primi cento metri del tunnel dal martedì alla domenica, dalle 8.45 alle 14.45, previo pagamento di 4 euro. Visita sconsigliata a chi soffre di claustrofobia: il budello iniziale che porta al tunnel vero e proprio, può creare qualche problema.
A Samos fu costruito il primo tempio greco dedicato alla dea Era. L’area sacra si trova nell’unica zona pianeggiante dell’isola, nelle vicinanze della località marina di Ireo, a pochi chilometri da Phytagório. A quanto pare, l’aria di Samos fà bene al cervello, perché oltre a Pitagora e a Epicuro (anch’egli nativo di Samos), l’isola sfornò un paio di architetti rivoluzionari di cui ci sono giunti anche i nomi, Rhoikos e Theodoros, autori del progetto del tempio. Il già notevole tempio primordiale, costruito nell’VIII secolo a.C. e passato attraverso varie fasi, fu demolito più o meno negli anni in cui nasceva Pitagora (570 a.C. o giù di lì), non senza far tesoro delle novità che aveva portato nel campo costruttivo (una delle quali, le colonne che circondano il tempio, la peristasi, vero e proprio marchio di riconoscibilità dell’architettura sacra greca, fu inventato proprio dai samii con il tempio di Era). Il nuovo edificio sacro fu costruito a pochi metri dal vecchio, con un’imponenza fino a quel tempo sconosciuta nel mondo greco e ispirata dai soli giunti a tali opere mastodontiche, gli egiziani. Le dimensioni facevano impallidire qualsiasi altra costruzione greca dell’epoca: 105 per 52 metri, con 104 colonne che formavano la peristasi e altre 30 interne, ma in questo caso, la fretta di Policrate, il tiranno che voleva scrivere il proprio nome nell’eternità, fece commettere un errore nel sondaggio del terreno e di conseguenza, nella profondità delle fondamenta: il tempio cominciò a cedere e a inclinarsi. Risoluto, Policrate decise di raderlo al suolo e di ricostruirlo a poche decine di metri di distanza e – come sorprendersi – decise di farlo ancora più grande. Demolizione e ricostruzione avvenirono contemporaneamente, tanto che molte pietre furono semplicemente spostate dall’uno all’altro tempio, ma il tiranno tirò le cuoia prima di tagliare il nastro, cosa che nessuno riuscì a fare: tre secoli dopo la morte di Policrate, i lavori furono definitivamente interrotti e poi, in seguito, i blocchi furono usati per ricavare calce per la costruzione di case.
Dell’Heraion oggi ci resta una colonna alta dieci metri, l’area dei vari templi, i resti di numerose costruzioni e l’ultimo tratto della strada sacra che da Phytagório (l’antica capitale Samos per intenderci) portava al tempio. Questa strada aveva una particolarità di cui parleremo tra poco.
La visita all’Heraion è possibile dal martedì alla domenica, dalle 8.30 alle 15 e costa 3 euro (c’è anche la possibilità di acquistare un biglietto unico per l’Heraion e per il tunnel di Efpalínio, alla cifra di 6 euro). Consigliato un berretto: il sole picchia.
La gente che giungeva in pellegrinaggio a Samos da tutta l’area del Mediterraneo, per onorare la dea Era, moglie di Zeus, sbarcava nel porto dell’odierna Phytagório e poi percorreva i circa sei chilometri della strada che conduceva all’Heraion. Lungo il percorso i pellegrini potevano ammirare le innumerevoli e meravigliose statue note come Koúros (letteralmente, “giovane nudo”). Il Koúros di Samos, esposto presso il museo dell’omonima capitale dell’isola, è un reperto eccezionale, senza dubbio uno degli esempi scultorei antichi più pregiati del mondo. I Koúros venivano donati da facoltosi cittadini come ex-voto o per ingraziarsi il dio voluto e poi esposti sulla strada dei pellegrini. Il Koúros esposto al museo di Samos, per esempio, reca una scritta: “Mi ha donato Is-chies di Resios”. Non possiamo che ringraziare questo tizio, chiunque egli fosse (di cui, infatti, non resta alcuna traccia nei testi antichi giunti sino a noi), per l’opera che, malgrado il tempo, le guerre e i cristiani che distruggevano tutto quanto odorasse di pagano, è arrivata quasi intatta fino ai giorni nostri.
Le misure e le caratteristiche: statua in marmo dalle venature molto fini, all’epoca della scolpitura probababilmente dipinta, alta 4 metri e 79 centimetri e realizzata all’incirca nel 700 a.C. Il Koúros non mancherà di affascinarvi, non fosse per la sua imponenza maestosa, per il sorriso solare del suo volto.
Il museo di Samos, a pochi metri dal municipio recentemente restaurato, è costituito da due edifici (la cassa si trova nell’edificio di nuova costruzione, dove si trova anche il Koúros), il tutto in una piazza a poche decine di metri dalla strada che costeggia il porto. Aperto dal lunedì alla domenica, dalle 8.30 alle 15, al modicissimo prezzo di 3 euro. Il museo offre svariati reperti di epoche distinte e non è tra i più interessanti che abbia visitato, ma vi assicuro che il Koúros vale da solo e ampiamente, il prezzo del biglietto.
Tralascio gli altri resti sparsi soprattutto a Phytagório (le mura antiche, le terme romane, il kastro) e passo agli aspetti più ludici dell’isola.
CITTÀ
Dopo aver visitato il museo della città portuale di Samos, merita una passeggiata la parte vecchia dell’attuale capitale dell’isola, Áno Vathí, inerpicata sulla montagna che sovrasta il golfo. Un intrico di stradine e vicoli, scale e minuscole piazzette, dove potrete divertirvi a guardare le rare auto e i furgoni girare in spazi dove, apparentemente, non dovrebbe passare nemmeno uno scooter. Le chiesette sono disseminate ovunque, mentre i kafenion sono meno numerosi, ma in queste parti abitate, lontane dall’abituale passaggio turistico, questi luoghi di socializzazione indispensabili per la vita quotidiana dei greci, sono interessanti non meno dei centri di culto (per quanto mi riguarda, lo sono molto di più).
Phytagório è forse la città più turistica dell’isola, anche se cerca di mantenere (a fatica) un aspetto abbastanza genuino. La passeggiata sul porto è disseminata di bar e taverne, ma anche i vicoli e le stradine interne non scherzano in quanto a concentrazione di locali. La città è il punto di partenza ideale per scoprire Samos, in quanto l’aeroporto dista solamente un paio di chilometri e le linee di autobus la collegano con tutti i principali centri abitati dell’isola. Hotel, alberghi e pensioni si sprecano, ma dal nostro punto di vista, abbiamo sempre preferito le domatie, le stanze con uso cucina (o con la cucina all’interno della stanza), convenienti e in quasi tutti i casi, pulite e spaziose. Nulla di particolare da dire sulle due domatie da noi occupate a Phytagório, anche se la seconda aveva il frigo in camera, ma non l’uso cucina. In questo caso vorrei consigliarvi una sistemazione al di fuori del centro abitato di Phytagório, sulla costa sabbio-ciottolosa di Potokaki (un paio di chilometri da Phytagório). Da Theofano abbiamo trascorso i nostri ultimi tre giorni sull’isola, con un’unica controindicazione: la casa è praticamente confinante con l’aeroporto e quindi, se pensate di dover dormire durante il giorno, evitate. Per noi, che ci alziamo non più tardi delle sette e mezza e che alle alle otto e mezza, magari dopo un bagno nel vicino mare (quando è possibile), siamo già sulla strada, le partenze e gli atterraggi della decina di voli giornalieri dell’aeroporto, non sono manco esistiti. Qualche dato: entrata indipendente, cucina con lavabo, piastra elettrica e frigo, bagno con doccia, camera doppia e terrazzino (praticamente un appartamento), il tutto al prezzo complessivo di 25 euro a notte. In piena stagione si spende qualcosa di più, ma per quanto ci riguarda, posti simili sono una manna.
Theofano si trova subito dopo il cartello Potokaki Beach, un chilometro dopo aver svoltato dalla strada principale (è la prima casa che s’incontra sulla destra dopo il cartello).
La terza città dell’isola, Karlóvassi, è la meno interessante e caotica, ma merita un viaggetto per la splendida spiaggia di Potami (che non ci siamo goduti per il già citato mare turbolento) e per la passeggiata deliziosa che dalla strada conduce lungo il fiume (o più propriamente, ruscello un po’ cresciuto) omonimo, a quanto posso ricordare, l’unico dell’isola dove l’acqua scorre tutto l’anno. Dopo poche centinaia di metri, ci s’imbatte in una chiesetta, la più antica dell’isola, Metamórphosis tou Sotiroú, databile all’XI secolo d.C. Minuscola vista dall’esterno, la chiesetta, sempre aperta, sorprende per l’altezza della sua unica cupola una volta all’interno. Continuando sul sentiero, nel bel mezzo di un bosco dall’aspetto alpino, si risale il ruscello Potami, ma per raggiungere le cascatelle ci si deve inerpicare nell’ultima parte per mezzo di una scala di legno non proprio sicura e di alcuni passaggi su scalini scavati nella roccia, per poi ridiscendere altrettanto ripidamente (in questo caso, senza scalini di legno o di roccia, ma aiutati da alcuni scorrimano, non tutti sicurissimi, per cui, fate molte attenzione). La fatica, per quanto ci riguarda, è stata premiata dal corso nervoso e dalla natura ossigenante del ruscello nella parte alta. Per una passeggiata un po’ diversa dal solito.
SPIAGGE
Abbiamo provato una quindicina di specchi d’acqua diversi sull’isola, tutti gradevoli, belli o stupendi: dalle spiagge enormi con ciottoli o sabbia (Ballos e Kampos), alle spiagge altrettanto belle, ma più organizzate (Psilì Ámmos ovest), alle piccole distese deserte di ciottoli (Galazio), fino alle minuscole spiaggette di altrettanto minuscoli villaggi con porticcioli (come Posidonio) e agli incantevoli scorci della lontana Paralia Tsopela, una minuscola penisola raggiungibile a prezzo di quasi un’ora di strada sterrata ripida e a strapiombo. Attenzione concentrata sulla nostra sistemazione per quattro notti, a Paralia Pefkos (o Pefkos Beach, come leggerete sulle cartine).
Siete a Phytagório e vi siete un po’ stancati della folla e del porto, anche se non li vedete quasi mai perché girate per l’isola tutto il giorno. Avete voglia di un posto tranquillo, magari sul mare e date un’occhiata alla cartina. Prendete la strada che, passando attraverso Chora, s’inerpica sulle montagne dell’interno e vola via su centri come Pyrgos e Koumaradei. A un certo punto, scorgete un segnale a sinistra: Neo Chóri, Kouméika e Skouréika. Bene, è la strada che cercavate, la discesa che vi condurrà verso il mare, in che modo ancora non lo sapete. Prima di arrivare nell’abitato di Neo Chóri, una freccia vi scaglia su una stradina minuscola a destra, composta di tratti in asfalto e tratti in cemento, larga quanto basta per la vostra Atos noleggiata. Sperate vivamente che dalla parte opposta non arrivi nessuno, nemmeno un cane: non ci passereste entrambi. Tra ulivi e tamerici, la strada si snoda in maniera pazzesca e scende tramite tornanti più stretti del vitino di una vespa. Vi divertite un mondo!
La stradina finisce, putroppo, come tutte le belle cose. Vi ritrovate su una carreggiata che sembra enorme, larga abbastanza, addirittura, per far passare due auto contemporaneamente. Un breve tratto e scorgete il segnale Pefkos, scritto in greco, ma ormai quell’alfabeto non ha più misteri per voi. Il tratto che porta alla minuscola spiaggia composta di ciottoloni bianchi, vi sembra ripidissimo, ma non avete ancora provato quella che farete qualche mezz’ora dopo, quando imboccherete l’erta praticamente verticale che porta al piccolo parcheggio del locale. Il posto vi sembra incantevole, completamente deserto, con qualche casupola che sembra disabitata proprio sul limitare della spiaggia e quelle che sembrano due taverne, poco più in là, aggrappate sulla roccia. La prima è chiusa, ma nella seconda sembra esserci vita. Salite una scala e poi un’altra e vi trovate all’interno di un’ouzery-taverna dal nome un po’ strano, Bellavista, scritto così, in italiano, ma prima di entrare avevate letto con grande gaudio “Rooms to let”. Un uomo senza un braccio, l’unico cliente, si sta sorbendo la sua bella birra guardando il mare e poi arriva lui, l’uomo che secondo la vostra Rossella, prima di isolarsi in quel paradiso faceva il ballerino (vi piace fantasticare sulla gente che incontrate). Alla vostra domanda, il ballerino vi risponde “Closed” e voi non capite cosa sia chiuso, ma imprecate contro gli dei e ve ne andate. Mentre scendete gli scalini che portano sulla spiaggia, il ballerino vi richiama con un “Ehi!” e un fischio e tenta di dirvi qualcosa, ma capite che l’inglese per lui è come il greco per voi.
A farla breve: la stanza c’è, deve solo essere liberata da dei tizi che sono andati all’aeroporto a prendere non si sa chi, ma a voi non importa. La liberazione avverrà solo nel pomeriggio e per quanto a voi non interessi una mazza, il ballerino e il figlio, vero stratega del luogo, vi faranno uno sconto non da poco sul prezzo totale.
Quattro notti, quattro cene da meraviglia, il mare come unico suono e le colazioni (caffè, pane e miele dell’isola acquistati precedentemente) consumate sulla terrazza del locale a più piani sfalsati, a pochi metri dalla vostra camera (con bagno enorme, pavimento stupendo di pietra, aria condizionata, piastra, frigo, forno a microonde e mi fermo), al sole già caldo del primissimo mattino.
Insomma, quando sogno un posto incantevole, lo immagino molto simile a Pefkos.
Non mi dilungo sulle pietanze assaggiate (tra le quali, dei gamberi-saganaki – freschi e non congelati – a dir poco deliziosi, le mezedes, i bocconcini offerti da ogni ouzery, i calamari freschi – e non congelati, mi ripeto – l’arrosto di maiale al limone…), ma voglio ricordare la nostra ultima serata, allietata dalla musica dal vivo di un mandolinista e di un chitarrista acustico: hanno suonato per cinque ore o forse più (quando ho preso il sonno, verso l’una e mezza, erano ancora all’opera), senza nessuna pausa e devo dire che gli unici avventori attenti eravamo noi due italiani, tanto che ci è stato anche dedicato un brano (vorrei sorvolare, ma devo citarlo: “L’italiano”, di Toto Cutugno!).
Sto sforando davvero tutti i limiti di lunghezza e anche se avrei ancora molto da dire su Samos, mi fermo con un ultimo consiglio culinario.
Taverna Synandisi, a Chora, sulla strada che arriva da Phytagório, sulla destra, poco prima dell’incrocio principale. Il locale è gestito da Emmy, olandese e dal marito Geórgios, greco originario del continente. Non c’è che l’imbarazzo della scelta: dal kokorétsi (interiora di agnello avvolte nell’intestino, cucinate allo spiedo e speziate con pepe nero) allo tsigaristó (spezzatino di maiale cucinato in una salsa deliziosa di cipolle e aceto), dalle revithókeftedes (polpettine di ceci) alle melanzane fritte, con una spruzzata di formaggio feta e altro (molto altro) ancora (tzatziki, saganaki, i classici souvlaki, il galaktoboureko, dessert delizioso…).
Dei quindici giorni trascorsi lontano dall’aere italico, tolti gli undici dedicati a Samos, tre li abbiamo passati sull’isola di Patmos e uno lo abbiamo speso per un’incursione in terra turca, al sito archeologico di Efeso. Ne riparleremo, ma in altre opinioni.
Un saluto da Caio e Rossella.
Caio
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Samos, isola bella, mare ok
Valutazione del Prodotto Isola di Samos scritta da
chille
Vantaggi: mare bello, tanti posti da visitare
Svantaggi: poche spiagge
Dopo 12 giorni tra Rodi e Lipsi, arriviamo infine a Samos...
IL VIAGGIO
Da Lipsi abbiamo due possibilità: la nave Nissos Kàlymnos della compagnia ANE Kalymnos con partenza alle 10:00 e arrivo a Samos alle 14:00 al costo di 7.50 € oppure il Flying Dolhpin con partenza alle 16:25 e arrivo alle 18:00 al costo di 15 €.
In biglietteria ci consigliano la nave perché con mare grosso il passaggio del Flying Dolphin non è sicuro al 100%. Preferiamo quindi ... ...Ottima scelta perché la nave, andando chiaramente piu’ piano dell’aliscafo, ci permette di vedere scorci fantastici tra le fermate intermedie a Patmos, Arki e Agathonissi.
Tra Agathonissi e Samos vediamo addirittura i delfini che ci scortano per qualche secondo!!!
Arriviamo a Pithagorio con mezzora di ritardo e troviamo ad accoglierci il gentilissimo Tasos degli Studios Kalymera, deliziosi studios in posizione rialzata da cui si gode una splendida ...
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| Bellezze naturali |
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06.08.2007
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SAMOS, PERLA DEL DODECANESO
Valutazione del Prodotto Isola di Samos scritta da
Blackhair70
Vantaggi: Belle spiagge, cultura e divertimento
Svantaggi: il Melthemi
...della Turchia.
Anche in questa isola i paesaggi sono molto variegati, si passa da zone montagnose ad altre di pianura con una vegetazione dove uliveti, ma soprattutto vigne, la fanno da padrona!
La presenza di queste ultime è giustificata dal fatto che a Samos si produce un famoso moscato molto dolce e fruttato che ovviamente abbiamo assaggiato...
Per girare l'isola in maniera completa vi consiglio di prendere la macchina; noi abbiamo noleggiato ... ...spiagge ci sono strade molto impervie, quindi alcuni posti non siamo riusciti a vederli.
Noi eravamo a Kokkari, molto carino dove la sera ci si può destreggiare tra ristoranti, molti internet point, locali e negozietti, soprattutto nei pressi di un piccolo porticciolo dove per cibarvi avete solo l'imbarazzo della scelta.
Come zona, a mio parere, è anche strategica, infatti le spiagge più carine sono presenti nelle vicinanze come ad esempio Lemonakia, ...
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| Bellezze naturali |
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01.04.2008
(06.05.2008)
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Samos una Grecia con affaccio sulla Turchia
Valutazione del Prodotto Isola di Samos scritta da
Maycry76
Vantaggi: Sei in Grecia quindi c'è sempre bel tempo!!!
Svantaggi: Sassi...sassi....ed ancora sassi.......
Samos , viaggio effettuato nella settimana dopo Ferragosto , parto dicendo subito che mi aspettavo MOLTO di più , non sono forse un fine conoscitore della Grecia selvaggia , e sono stato solo nelle isole più " turistiche " ( Rodi , Creta ) ma francamente sono rimasto molto deluso.
Per dare ordine alla mia opinione affronterò in maniera stringata i macro-elementi che compongono l'isola, e nello specifico:
VIAGGIO AEREO - AEREOPORTO
Con la mia dolce ... ...diletto ) ma non ci era mai successo che all'arrivo trovassimo la valigia divelta su un lato , sarà la sfortuna , sarà che probabilmente avranno organizzato una partita di calcetto sulla pista d'atterraggio e la valigia della mia fidanzata era uno dei pali della porta , sarà che caricano le valige come facessero il lancio del disco, sarà che visto l'accaduto il mio primo giorno sull'isola è stato un'incubo....ma l'arrivo come potete immaginare non ...
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| Bellezze naturali |
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molto utile

07.09.2009
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samos ed errori
Valutazione del Prodotto Isola di Samos scritta da
daplatto
Vantaggi: grecia
Svantaggi: grecia
Samos è un' isola meravigliosamente greca che non fa parte del Dodecaneso ma che dal punto di vista geologico è semplicemente una propaggine dell'Asia minore (come, mi si dirà, altre isole di quelle parti,…evidentemente…) e dal punto di vista geografico/insiemistico con le vicine Ikaria e Fourni facente parte delle antiche Korseès.
Le spiagge sono poche, la costa presenta numerose insenature e piccole baie. La vicina presenza della costa turca rende ... ...tranquillo.
La colonizzazione fin dai tem'pi antichi fa sì che tutto il territorio sia costellato di interessanti resti archeologici e stratificazioni culturali. La natura non è incontaminata ma abbastanza conservata nella sua bellezza originaria.
Il mare è logicamente pulito anche se la mancanza di di depuratori fa presupporre che l'inquinamento non visibile sia comunque presente sebbene in minima parte almeno nel periodo estivo quando bisogna ...
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06.09.2008
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