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L’Isola Bella delle Canarie

5  08.03.2005

Vantaggi:
una grande varietà di splendidi paesaggi

Svantaggi:
la viabilità e la segnaletica stradale

Consiglio il prodotto: Sì 

Romario

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La Palma è, in ordine cronologico, la terza isola dell’Arcipelago delle Canarie che ho visitato ed è quella che si presenta con l’aspetto più vario, in conseguenza delle numerose eruzioni vulcaniche (l’ultima delle quali risale solamente al 1971) che in pratica ne hanno fatto un territorio in cui in pochi chilometri si passa dalle spiagge sull’oceano agli oltre 2400 metri del Roque de los Muchachos, attraverso una serie di paesaggi tanto diversi fra loro quanto belli, da farla chiamare l’Isola Bella (l'isla bonita).

La parte più alta dell’isola presenta paesaggi quasi lunari che si trasformano in boschi e pinete verdeggianti man mano che si scende, fino alle vallate che sono coltivate a papaya, tabacco, banane, vigneti, canna da zucchero ed alle poche spiagge (quasi tutte di sabbia nera o di pietre) che si trovano per lo più nella zona centro orientale dell’isola, distese fra le località di Puntallana, Santa Cruz de la Palma e Mazo.

Siamo arrivati a La Palma con un volo aereo di circa 40 minuti, decollato alle 8.00 dall’aeroporto di Tenerife Nord. Puntuale il volo con uno dei soliti ATR 72 della Binter Canarias (costo 50,00 euro), veloci le operazioni di sbarco ed alle 9.00 eravamo già pronti ad un’altra giornata turistica dopo aver noleggiato all’aeroporto una Opel Frontera dalla Mondialautos, una compagnia di noleggio locale con la quale abbiamo contrattato il prezzo di 50,00 euro per la giornata. Dopo le precedenti esperienze con le strade di queste isole ho optato per un fuoristrada e la scelta è stata quanto mai appropriata visto che abbiamo trovato strade con pendenze superiori al 10% e con il fondo abbastanza dissestato.

I collegamenti stradali sono capillari ma non sempre buoni. Fatta eccezione per la zona di Santa Cruz, che è stata oggetto di una notevole urbanizzazione turistica ed in cui la viabilità è molto buona, il resto delle strade lascia molto a desiderare, soprattutto nella parte meridionale, che fra l’altro e molto montuosa, e non sempre la segnaletica stradale è completa ed il rischio di sbagliare strada è sempre in agguato soprattutto nella parte settentrionale dell’isola. L’aeroporto si trova ad otto chilometri a sud di Santa Cruz, nel comune di Breña Baja (Breña Bassa), ed allora, per ottimizzare il percorso, abbiamo preferito iniziare il periplo dell’isola scendendo direttamente verso la parte meridionale, lasciando la visita della capitale al termine del giro.

Breña Baja è una piccola località di poco più di tremila abitanti e come la maggior parte dei paesi dell’isola è formata da un agglomerato di poche case e da tante altre sparse su una vastissima area. Alla fine ho potuto costatare che l’unica vera cittadina è Santa Cruz, le altre sono quasi tutte formate da case molto sparse. Qui si trovano alcune piccole spiagge che stanno per essere valorizzate con la costruzione d’infrastrutture turistiche. Niente di particolare se non il piacevole attraversamento di frutteti e vigneti fino al Pico Birigoyo, a circa 1800 d’altezza, da dove si ha uno splendido panorama su gran parte della zona orientale dell’isola.

Pochi chilometri e si è a Mazo, una località inserita nel Parco Archeologico di Belmaco, nel quale si trovano interessanti incisioni rupestri. E’ anche la zona più caratteristica per l’artigianato locale, in particolare per quanto riguarda il tessuto ricamato. Molto opportuna una sosta alla Casa Roja, un bellissimo palazzo d’epoca, bianco e rosa, che ospita il Museo del ricamo. Vi si possono ammirare lavori veramente splendidi e prima di quel momento non avrei mai immaginato come l’arte del ricamo potesse raggiungere tali livelli.

Avvicinandosi a Fuencaliente, un paese proprio sulla punta meridionale dell’isola, si costeggia una specie di cordigliera di vulcani, lunga una ventina di chilometri, che formano quella che è chiamata la Cumbre Vieja e la Cumbre Nueva. Vi si trovano alcuni dei vulcani più interessanti quali El Charco, il Teneguja (la cui ultima eruzione è stata nel 1971), Il San Juan ed il San Antonio che siamo andati a visitare essendoci stato segnalato come uno dei più belli ed, in effetti, merita la visita. Un ambiente molto suggestivo con un bel cratere ad un’altezza di non oltre 700 metri, raggiungibile in modo abbastanza agevole.

Costeggiando dalla parte opposta la Cumbre Vieja e la Cumbre Nueva, risaliamo verso la cittadina di Tazacorte, situata nella parte finale della Valle di Aridane, in prossimità della costa, con un suggestivo porto di piccoli pescherecci e qualche traccia di turismo rurale (come qui chiamano gli agriturismo). Interessante una visita al Barranco de Las Angustias, (Gola della Paura) considerato paesaggio protetto, e che in pratica è l’unica apertura del cratere che caratterizza la Caldera de Taburiente.

Risalendo la Valle di Aridane si trova El Paso, una località conosciuta per la lavorazione della seta, fatta ancora con sistemi antichi, e con un punto d’osservazione panoramico chiamato El Mirador de la Cumbrecita dal quale si ha una splendida veduta d’insieme della Caldera de Taburiente, un Parco Nazionale di circa cinque mila ettari di estensione, caratterizzato da un gigantesco cratere di circa otto chilometri di diametro. Si tratta di un cratere non di origine vulcanica, ma scavato dalle erosioni in migliaia d’anni. Indubbiamente un parco naturale di un forte impatto visivo reso particolarmente affascinante dal contrasto dei colori delle rocce e delle pinete che ricoprono i pendii del cratere.

Ritorniamo verso El Paso e proseguiamo per Puntagorda, un piccolissimo paese di meno di duemila abitanti, ma veramente bello e affascinante, con le case nel caratteristico stile rurale delle Canarie, in mezzo a frutteti e pinete, alcune delle quali già adattate per il turismo rurale e circondate da paesaggi incantevoli. Nei pressi del paese vi sono diversi punti panoramici come il Mirador de los Dragos, il Mirador de Miraflores, e il Mirador de la Montaña de Matos. Per la prima volta ho visto in funzione i mulini a vento, un’anteprima di altri che avremmo poi visti a Garafía.

In paese abbiamo visitato la bella chiesa di San Mauro Abate e ci siamo concessi una breve sosta in una caffetteria ed abbiamo scoperto che questo paese è famosissimo per la pasticceria a base di mandorle di produzione locale. Fama ben meritata per l’eccellenza dei dolci e ve lo assicura uno che è golosissimo di dolci alla mandorla e di pasta martorana. Già che avevamo rinunciato alla nostra abituale sosta pranzo per questioni di tempo, almeno la pausa caffé è stata veramente alla grande, chiusa con l’assaggio del “Barraquito” uno strano caffé corretto preparato con caffé, latte, limone e liquore. Dopo il “Cortado” di El Hierro, ben venga anche il “Barraquito” di La Palma.

La località successiva è Villa de Garafía, conosciuto anche come il paese dei mulini a vento, un po’ diversi da quelli olandesi, che siamo abituati a vedere nelle fotografie o da quelli dei disegni che di solito illustrano il Don Chisciotte della Mancia, ma molto suggestivi. Molto bella una zona chiamata Buracas in cui vi è un bosco di dracene ed un mulino a vento. Di un certo interesse è il Parco Culturale La Zarza-Zarcita, un folto bosco di piante d’alloro che racchiude delle incisioni rupestri vecchie di migliaia d’anni e che rappresentano spirali, serpentine, cerchi, che dovrebbero avere (stando a quanto ci hanno raccontato) dei particolari significati di tipo religioso o magico.

Da Villa de Garafía si parte per raggiungere El Roque de los Muchachos ad oltre 2400 metri di altezza, il punto più panoramico di tutta l’isola, percorrendo una strada lunga circa 25 chilometri, con un dislivello di oltre 2000 metri e con pendenze che raggiungono il 12%. Una strada abbastanza impegnativa ma alla fine si è premiati dallo splendido panorama che si può ammirare. El Roque de los Muchachos è un vero e proprio sito astronomico in cui si trovano una decina di telescopi e punti d’osservazione, fra i quali anche il nostro Telescopio Nazionale Galileo aperto nel 1996. Pare che gli astronomi considerino questo posto come uno dei migliori in assoluto per l’osservazione dell’universo.

Barlovento è la cittadina che raggiungiamo dopo la discesa dalla Roque de los Muchachos, nella parte più settentrionale dell’isola. In paese è opportuna una visita alla chiesa di Nuestra Señora del Rosario e nelle vicinanze si trova l’interessante Laguna de Barlovento. E’ una zona piacevole, ben tenuta, con qualche attenzione per il turista locale, tipo attrezzature per pic nic, e ampi spazi verdi e vaste pinete, che sono un’anteprima di quello che si trova qualche chilometro dopo.

A San Andrés y Sauces, un piccolo paese di meno di duemila abitanti, tutto parla di natura e agricoltura, dalle abitazioni rurali, alle piantagioni di platani, ai frutteti e vigneti. Qui tutto è protetto, ma sarà stato anche per la stanchezza che incominciavo ad avere non sono riuscito a distinguere ed a ricordare tutto: vi è una riserva della Biosfera riconosciuta dall’Unesco, chiamata “El Canal y Los Tiles", una foresta di piante di alloro chiamata Laurisilva Macaronésic e più recentemente il tutto è stato ampliato nel Parco Naturale di Las Nieves. Comunque, al di la dei nomi, il posto è riposante e splendido, come splendida è la piccola chiesa di Nuestra Señora de Montserrat.

Con San Andrés y Sauces si può dire che termina La Palma dei paesaggi, della natura e dei panorami mozzafiato e con il paese di Puntallana inizia la parte prettamente turistica che si estende da Puntallana, a Santa Cruz ed a Breña Alta. Un tempo questa località era conosciuta come il granaio dell’isola per la sua produzione di cereali, adesso è in ogni caso rimasta una fascia interna boschiva di un certo interesse botanico, ma la zona costiera è stata interessata dallo viluppo turistico. In pratica qui si trovano alcune delle poche spiagge dell’isola, di piccole dimensioni, 100 o 200 metri di lunghezza, di sabbia nera ma, come quelle di Santa Cruz, da alcuni decenni meta di turisti del Nord Europa, in particolare tedeschi. Siamo scesi alla spiaggia di Nogales in cui si sarebbero potute vedere le tartarughe marine, ma probabilmente a quell’ora erano tutte in mare……

Prima di lasciare Puntallana vi suggerisco una visita veloce alla Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista ed una sosta (basta un quarto d’ora) al Museo Etnografico che si trova a Casa Luján (è aperto dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 18). Nello stesso edificio si trova anche un centro di vendita di prodotti dell’artigianato locale, principalmente cesti di vimini, articoli di ceramica, tessuti e abiti ricamati.

E siamo arrivati a Santa Cruz de la Palma, il capoluogo dell’isola, una cittadina che è stata dal punto di vista urbanistico stravolta dalle esigenze del turismo. Edifici senza alcun stile ma con tanti appartamentini, un lungomare abbastanza anonimo (nonostante la presenza di qualche edificio d’epoca) su una spiaggia di sabbia nera che già di per se dà tristezza, ritrovi pubblici e ristoranti senza alcuna tipicità locale. Per ritrovare qualche cosa di interessante bisogna andare in quello che è rimasto della città vecchia, attorno a Piazza di Spagna, ma vi assicuro che di gradevole è rimasto ben poco.

Nel frattempo si erano fatte le 18.30 ed alle 21.00 il nostro aereo partiva per il rientro a Tenerife. Avevamo il tempo per mangiare qualche cosa (ed anche la voglia, considerato che oltre ai dolci di Puntagorda non avevamo preso nien’altro) ma non siamo riusciti ad individuare un ristorante che ci ha ispirato e cosi abbiamo preferito proseguire per Breña Alta, distante 3 chilometri, dove ci risultava esserci un punto panoramico, il Mirador de La Concepción, con vista sulla città ed il porto di Santa Cruz. La veduta della città, del porto e del lungomare illuminati è stata indubbiamente piacevole e ci siamo un poco riappacificati con Santa Cruz.

Regolare il rientro in aeroporto, la riconsegna dell’auto, il disappunto di trovare che El Cafelito, l’unico bar/ristorante dell’aeroporto aveva chiuso alle 19.00, l’acquisto di due tavolette di cioccolato ed un pacchetto di biscotti al negozio di prodotti alimentari tipici Canariensis, puntuale l’imbarco su uno degli oramai affezionati ATR 72 della Binter Canarias e durante il volo abbiamo anche fatto onore al tramezzino offertoci da una hostess che sembrava molto più stanca di noi.

In conclusione la Palma è una bella meta per chi ama la natura, i paesaggi, i panorami, la ricerca delle vecchie atmosfere. Per chi ama la vita di mare credo che ci siano molte altre località (anche nelle stesse Canarie) in cui ci si possa trovare molto meglio. Come già detto, Santa Cruz e l’adiacente zona turistica è proprio quella parte di La Palma che meno mi è piaciuta. Il tour dell’isola si può fare in un solo giorno, le distanze sono abbastanza contenute (in totale abbiamo percorso poco più di 200 chilometri), i paesini sono piccoli e quindi non c’è dispersione di tempo nell’individuare quello che c’è da vedere e tutto sommato vi è la possibilità di avere a disposizione circa 11 ore di tempo. E’ un’escursione impegnativa, alla fine ci si ritrova stanchi, ma è un’esperienza che mi sento di consigliarvi perché quello che si può vedere a La Palma non ha paragoni.

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Altre opinioni sull’Arcipelago delle Canarie:
Canarie in generale - http://www.ciao.it/In_generale__Opinione_566397
Tenerife - http://www.ciao.it/Tenerife__Opinione_573610
La Gomera - http://www.ciao.it/Gomera__Opinione_584777
El Hierro - http://www.ciao.it/Hierro__Opinione_581912


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Commenti su questa Opinione
Rosa.dei.venti

Rosa.dei.venti

02.12.2007 18:58

Mi piacerebbe davvero una vacanza alle Canarie

Doolittle

Doolittle

21.07.2007 20:24

una bella vacanza

Estherazy

Estherazy

23.06.2007 19:55

Sicuramente una bella vacanza

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