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Torino, una e mille

5  18.02.2010

Vantaggi:
tutti i vantaggi che una bella città può offrire

Svantaggi:
Non adatta a chi ha paura dei fantasmi .  .  .  .  .  .

Consiglio il prodotto: Sì 

Giemme49

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Non è facile raccontare Torino, perché è una realtà complessa e contradditoria, in evoluzione, dove la tradizione pesa, ma altrettanto pesano l’idea di Progresso e l’Innovazione: qui hanno convissuto, in equilibrata simbiosi, la monarchia sabauda e la grande industria, la prima espressione della stabilità e della conservazione, l’altra manifestazione del dinamismo sociale. Non è facile illustrare le sue molteplici dimensioni né i suoi molteplici aspetti, né le molteplici maschere con cui si presenta ai “forestieri”.

Per poter apparire quella splendida città che è, Torino ha bisogno del sole.
E’ come una bella donna che, se sorride, diventa irresistibile. Ci sono due periodi dell’anno in cui Torino appare stupenda: uno è nelle rigide e serene giornate invernali, quando la brina ha ingemmato gli alberi dei viali e sotto il cielo azzurro, limpido e sfumato di rosa, tutto vibra e scintilla come uno scrigno aperto pieno di gioielli.
L’altro è quando scoppia la primavera. Bella, cara Torino, se vogliamo ammirarla e goderla tutta con un solo giro dello sguardo, basta salire sulla verde e fiorita collina, su, al Parco della Rimembranza: nel suo punto più alto c’è un belvedere da cui si può ammirare uno spettacolo che lascia veramente senza fiato, Torino è visibile nella sua interezza: ecco il Po, il nostro grande fiume, lento e maestoso, il fiume ricco, dalle acque profonde, il fiume consolatore e ispiratore; ecco la Dora argentea che si snoda brillando al sole ed ecco, lontana all’orizzonte, la cerchia superba delle Alpi, con le cime ancora incappucciate di neve che scintillano come diamanti.
Tra il Po, la Dora e le Alpi si stende la città regale, con le sue lunghe vie nitide e diritte, i palazzi allineati gli uni agli altri, le sue piazze regolari, i suoi freschi giardini, le innumerevoli ciminiere delle sue fabbriche che rosseggiano e fumano.
I grattacieli fanno spicco, sovrastando tutto, ma restano pur sempre inferiori alla Mole Antonelliana che svetta verso il cielo come una freccia.

Palazzo Madama è grave e massiccio come una fortezza e nasconde la grazia maestosa di Palazzo Reale, entrambi così pieni di ricordi.

Il Castello del Valentino specchia nel Po le sue linee eleganti e i suoi tetti acuti e sembra narrarci di lontane feste, cortei nuziali, balli mascherati: una piccola Versailles, si diceva una volta.

Tutte le strade sembrano assomigliarsi con le file di case allineate con una simmetria e una regolarità che fanno pensare a reggimenti disciplinati.

Da quassù Torino ci appare calma, austera, severa, alternando le sue vie diritte con le sue larghe piazze, le facciate nude e altere con i porticati ombrosi ed accoglienti, ci impone la sua regola, il suo ordine, la sua precisione: è una città di gente laboriosa, metodica, pacata, che ha la forza delle volontà e il culto della disciplina. Gente schiva, riservata, poco incline a raccontarsi, a mettere in mostra i suoi pregi e le sue ricchezze.

Una preziosa collana di perle naturalistiche, monumentali e architettoniche circonda Torino, unico esempio in Italia e raro in Europa: boschi sconfinati dove i duchi e poi i re di casa Savoia avevano a disposizione gli spazi e la selvaggina per grandiose cacce al cervo; raffinate “ville di delizie” per gli svaghi della corte e delle più illustri famiglie della nobiltà; e poi ancora abbazie, santuari e chiese circondate da parchi enormi.

Torino non va solo guardarla con gli occhi all’insù, bisogna guardare anche in basso, alla ricerca di un’altra Torino, celata agli occhi dei più: non la Torino dei palazzi, castelli, padiglioni di caccia e di piacere, dei parchi, dei viali alberati e dei portici ma la città che vanta tradizioni esoteriche antiche di secoli: Torino magica.

Torino è pregna di magia: sembra che il capoluogo subalpino faccia parte dei due triangoli, quello della magia bianca (con Lione e Praga) e quello della magia nera (con Londra e San Francisco).

Numerose sono le leggende sulla nascita di Torino: si racconta che Augusta Taurinorum fu fondata dai romani all’incrocio tra due fiumi - il Po e la Dora - rispettando le regole magiche che volevano una città dotata di porte ai punti cardinali; altri dicono che Eridano, per alcuni proveniente dalla Grecia e per altri dall’Egitto, avrebbe dato origine alla città di Torino. Si narra, ancora, che tra le sponde del fiume si formò un primo nucleo abitato presso il quale i sacerdoti Celti si riunivano per celebrare rituali solenni estivi ed invernali. Ma forse fu fondata dagli egizi, nientemeno che da Fetonte, figlio di Iside dea della magia, che scelse l'incrocio tra i fiumi Dora e Po per innalzare un centro di culto al dio Api che gli antichi egizi rappresentavano con le sembianze di un toro.

Certo è che Torino sorge tra due grandi fiumi: il Po (il Sole, la parte maschile ) e la Dora (la luna, la parte femminile). La loro confluenza a forma di Y determina, nel simbolismo, il bivio, la scelta: la strada di destra è diretta verso il cielo, quella di sinistra agli inferi. Questi fiumi, uniti, formano una sorta di anello protettivo intorno alla città.

Guardare Torino con gli occhi della magia, fa vedere una città diversa, nascosta, sotterranea. Si scorge quello che spesso sta sotto le cose, nei cunicoli che corrono nelle profondità della città dove si dice che esistano le tre Grotte Alchemiche: luoghi di potere in cui è possibile intervenire sulla materia, sul tempo e sulle coincidenze. Secondo la tradizione occulta sono punti di contatto tra la dimensione corporea conosciuta e dimensioni diverse non materiali; tra il nostro mondo di esseri pensanti e mondi paralleli, dove l’esistenza scorre su piani vibratori diversi ma contemporanei ai nostri. Grotte in cui è possibile compiere la grande opera degli alchimisti; la trasmutazione della materia, ma soprattutto della propria anima.
Nella prima grotta si dominano le leggi normalmente attribuite alla fisica, nella seconda si è in grado di contattare forme di esistenza più evolute e c’è ancora la possibilità di uscire. Dalla terza non si ritorna più: una volta varcata la soglia, si penetra in altre dimensioni, si trascende il tempo e lo spazio.

Durante i lavori di scavo per la rete fognaria sono venute alla luce pietre con incisioni simboliche (stelle stilizzate, spirali, tridenti, triangoli...) in un'area sotterranea situata tra i dodici e i quattordici metri di profondità e del diametro di circa trecento metri, paragonabile ad una vera e propria città circondata da mura di tre metri di spessore.

L’area più negativa di Torino si dice che sia Piazza Statuto, un grande spazio piacevole a due passi da porta Susa, ma che è anche il “cuore nero” della città. In tempi recenti, si dice, erano stati collocati i Ministeri e alcuni istituti bancari ma fecero bancarotta e si trasferirono altrove. Per qualcuno ciò fu dovuto all'effetto nefasto del luogo...
In questa zona, ai tempi dei romani, c’era la “vallis occisorum” (da cui il nome del limitrofo quartiere Valdocco) ovvero la necropoli romana che forse ancora riposa sotto via Cibrario, corso Principe Eugenio, corso Francia e sotto le altre strade della zona.
Sotto il laghetto alla base dell'attuale monumento al centro della piazza, è collocato l'impianto che regola la cloaca, cioè la fognatura. Le cloache sono dall'antichità considerate le “bocche dell'inferno”. E di morte parla il monumento stesso, dedicato ai minatori che persero la vita lavorando alla realizzazione della galleria del Frejus e che con il sudore del loro lavoro hanno unito due nazioni; esso risale al 1879, sotto il regno di Vittorio Emanuele II di Savoia e inaugurato alla presenza di Umberto I. Su questo monumento vennero date due interpretazioni: quella prosaica che lo individua come una commemorazione di uomini morti per la Scienza, e la figura sulla sommità sarebbe l’Angelo della Scienza, e quella esoterica che ne coglie l'aspetto vanaglorioso del genere umano che nel tentativo di raggiungere la Conoscenza, rappresentata dalla stella a cinque punte sul capo della figura alata in vetta alla piramide, non riesce e viene sfinito e sconfitto.

Infine, In questa piazza c’era il patibolo, fino a quando i francesi lo trasferirono in quello che ancora oggi viene detto dai piemontesi “’l rondò dla forca” all’incrocio tra corso Regina Margherita e via Cigna. Nel cuore del piccolo giardino che occupa la piazza c’è un tombino….. che porta a un misterioso mondo sotterraneo: per i più prosaici conduce al nodo centrale delle fogne della città, per i più suggestionabili lì si trova la Porta dell’Inferno.

In via Barbaroux si trova la chiesa della Misericordia dove veniva data l’ultima benedizione ai condannati e tutt’oggi espone in alcune teche di vetro il registro con i nomi dei condannati, i cappucci neri, il “bicchierino” per un ultimo sorso e il crocefisso (e, sotto una lastra di marmo, un ossario).

A poche centinaia di metri dalla piazza, superato corso Svizzera, si trova via Michele Lessona dove un tempo stava la “Domus Morozzo”, dove Nostradamus soggiornò nel 1556 e che fu poi distrutta da un incendio in cui si disse bruciò anche una sua incisione che recava scritto:
"Nostradamus ha soggiornato qui, dove c'è il Paradiso, l'Inferno e il Purgatorio.
Io mi chiamo la Vittoria. Chi mi onora avrà la gloria, chi mi disprezza avrà la rovina intera".

Dopo aver fatto un salto nella vicina via Sant’Agostino, si può fare qualche metro nella piccola via Bonelli dove un tempo abitava il boia di Torino.
Di lì, in pochi minuti, si arriva in piazza Solferino, una delle principali della città. E qui l’attenzione viene attirata dalla Fontana Angelica, rappresentazione allegorica che per gli esoteristi rappresenta la Porta verso l’Infinito che custodirebbe un grande messaggio nel codice dei costruttori di cattedrali: “ricercate la verità senza fermarvi. Completate la grande opera che, dalla pietra grezza del vostro ignorare vi porterà alla pietra squadrata della vostra consapevolezza, e forse alla conoscenza, che vi porterà al limite della sacra soglia”. Naturalmente tutto questo va decifrato attraverso i molti simboli: gli otri, il vello d’oro, il ceppo di quercia, i melograni, la rosa nel pugno del gigante, il velo sollevato, il nido con i rondinotti…..

Ancora pochi metri, e si arriva alla piacevolissima piazzetta corpus Domini che ospita l’omonima chiesa realizzata nel Seicento nell’esatto punto in cui, nel 1453, avvenne il “Miracolo di Torino”: un ladro tentava di vendere refurtiva sacra proveniente dalla chiesa di Exilles in Val di Susa; d’improvviso dal sacco s’innalzò, splendente, un’ostia e solo le preghiere dei fedeli e le parole del vescovo Ludovico di Romagnano la fecero ridiscendere.

Da piazzetta Corpus Domini bastano pochi istanti per raggiungere il centro della città: piazza Castello. E il cuore della città è anche il cuore della magia, quella “bianca” in particolare: gli esoteristi affermano che l’epicentro dell’energia positiva del capoluogo si trova dove sorge palazzo Reale, tra la piazzetta Reale e i giardini, in particolare in corrispondenza della fontana dei Tritoni. Come se non bastasse, poco più in là, nel Duomo, riposa la Sindone, simbolo del messaggio positivo del cristianesimo.

Sulla facciata laterale della Cattedrale di San Giovanni (il Duomo), posto in alto, vi è un elemento poco consono ad un edificio di culto cristiano ed è una placca che reca dei segni zodiacali, ma non disposti secondo l'ordine consueto dal primo, l'Ariete, all'ultimo, i Pesci, bensì comincia con il segno del Capricorno per terminare con quello del Cancro e mettendo in evidenza i segni 'cardinali', cioè quelli in cui hanno inizio Solstizi ed Equinozi. Sembra poi di distinguere una coppa o calice nella parte superiore, sovrastata dal segno dello Scorpione, dalla quale diparte una linea che termina con una punta di freccia direttamente sul segno del Cancro. Accanto, a destra, due aste a far da gnomone a quella che è a tutti gli effetti una ben strana meridiana...

A due passi dal Duomo c’è Piazzetta Reale dove sorge il sontuoso Palazzo dei Savoia in cui ha abitato, tra gli altri nobili, anche Madama Reale Maria Cristina di Francia, attorno al 1600, che si dice si dilettasse di alchimia...Si vocifera che sotto la meravigliosa Fontana delle Nereidi dei Giardini reali, progettati dall'arch. André Le Nôtre (lo stesso di quelli di Versailles), scavando in occasione di lavori per le Olimpiadi del 2006, siano venute alla luce delle stanze dalle pareti nude, il cui utilizzo ha lasciato senza risposte gli studiosi: a cosa servissero ancora è poco chiaro, ma sono tuttora in corso delle indagini. Questi ritrovamenti rintuzzano il mistero che avvolge la città di Torino, con la sua fama di magia nera e magia bianca, di zone di luce e zone d'ombra, di ciò che si vede e ciò che non si vede.

In via Arsenale, uno dei palazzi che gode di una fama oscura è oggi sede di un Istituto Bancario ma un tempo era sede della Reale Fabbrica dei Tarocchi e alla carta numero 15, il diavolo, si fa risalire la figura impressa sul battente del portone che ancora oggi è chiamato “portone del diavolo”. A destra e a sinistra dell’ingresso due figure demoniache fanno le boccacce a due edifici religiosi situati di fronte (la chiesa dell’Immacolata Concezione e il Palazzo della Curia). Questo palazzo, oggetto di tanti pettegolezzi fin dal suo nascere, è stato sede di alcuni delitti irrisolti, il primo dei quali si sarebbe verificato alla fine del 1700, durante una festa in maschera, in cui venne assassinata con uno stiletto la prima ballerina, Emma Cochet, il cui delitto restò impunito. Ma il suo fantasma si aggirerebbe ancora nella dimora... Un altro delitto si verificò nell' '800, quando il palazzo venne adibito a caserma militare: un soldato a cui era stato assegnato il compito di consegnare un dispaccio di una certa importanza, scomparve. Tutti pensarono ad una sorta di diserzione ma vent'anni dopo, in occasione di alcuni lavori di ristrutturazione, si abbattè un muro e nell'intercapedine si trovarono i resti di un individuo; dai brandelli dei suoi abiti si capì che appartenevano al soldato scomparso, evidentemente assassinato e occultato.

Il punto considerato più positivo di tutta la città è il varco che un tempo segnava il confine tra Palazzo Reale e Piazza Castello, su cui si affacciano: un teatro senza facciata (il Teatro Regio), una facciata di palazzo (Palazzo Madama) senza corrispondente palazzo, ed infine una chiesa senza facciata, la Reale Chiesa di San Lorenzo, la chiesa dei Savoia, nella quale si eseguì la prima ostensione della Sacra Sindone a Torino.
Tra piazzetta Reale e Piazza Castello, un tempo si ergeva un muraglione che presentava un estradosso esagonale in cui veniva esposta la Sindone per la venerazione popolare. La sua forza 'taumaturgica' (si dice che toccarla procurasse guarigioni o alleviasse ogni tipo di problemi), il suo influsso benefico e l'adorazione della gente avrebbero intriso il luogo di massima carica positiva. Abbattuta la muraglia, rimane oggi una catena tra le cancellate del Palazzo.
Al di sotto correrebbero delle grotte che, dalla cripta della chiesa dell'Annunziata unirebbero i due Palazzi (Reale e Madama) e condurrebbero ad un favoleggiato tempio e alle grotte alchemiche che avrebbero ospitato gli “scienziati” di casa Savoia a caccia della Pietra Filosofale.

Oltre piazza Vittorio (dove ha sede una Loggia Massonica), al di là del Po, un tempio: è la chiesa della Gran Madre di Dio, voluta da Vittorio Emanuele I di Savoia. Inusuale nome per un luogo di culto cristiano, evocatore di una ben più atavica e pagana Grande Madre, intesa come madre feconda di tutti i viventi, nel cui ventre avvengono i miracolosi cicli di trasformazione, di rigenerazione e rinascita, alla base di tutti i culti misterici dell'antichità. Alcune tradizioni vogliono che sotto la basilica sia nascosto il Sacro Graal, altre che la collocazione del calice fosse invece indicata dall’indice di una delle statue che accolgono i visitatori, ora purtroppo distrutto.

Nessun edificio di Torino sembra essere stato costruito a caso: è come se tutta la città obbedisse ad un unico, misterioso progetto. Un architetto austriaco ha avanzato un’ardita ipotesi per decifrare questo invisibile disegno: la sua tesi parte dall’osservazione che le cinque residenze sabaude, se collegate tra loro, formerebbero una stella a cinque punte, chiaro simbolo esoterico, che dominerebbe l’intera città di Torino e ognuno di questi luoghi nasconderebbe una storia inquietante. Nel luogo ove sorge la Basilica di Superga, che ospita le tombe dei Savoia, avvenne il tragico disastro aereo in cui perse la vita l’intera squadra del Torino e, ancora, il castello di Moncalieri fu una delle sedi dei cavalieri Templari, considerati i custodi del Santo Graal.

Si potrebbe andare avanti a raccontare della dualità di Torino: del bene e del male, della magia bianca e della magia nera, di come nell’oscurità della notte questa città mostri un volto diverso, popolato di spettrali dragoni, simboli esoterici e storie maledette che resistono nel tempo. Non è importante credere a tutte queste malie, anzi, certo è meglio diffidarne, ma lasciarsi affascinare questo sì, va fatto, per godersi una suggestione in più.

Se caliamo il velo a coprire i misteri e le magie di Torino scopriamo un mondo di gusto, perché a Torino si mangia anche molto bene. Ve ne segnalo solo alcuni, ma in centro, nel quadrilatero romano, ce ne sono tantissimi:

in corso Regio Parco 39, all'incrocio tra corso Regio Parco e via Reggio troviamo una leggendaria pizzeria dagli stravaganti interni, con i suoi giganteschi peperoni di plastica e i suoi lampadari di cristallo, sembra uscita da un film di Tarantino, e serve vera pizza napoletana. Appartiene al comico torinese Piero Chiambretti, anch'egli un personaggio di culto.

I Tre Galli, via Sant'Agostino 25 è un locale spazioso, rustico e luminoso. Molti vengono per i vini (oltre 700 etichette diverse) e per i suoi fantastici stuzzicchini per l'aperitivo serviti nel grande dehor sulla via pedonale.

Il più prestigioso ristorante di pesce di Torino si trova in via Pescatore (sarà un caso?), si chiama Mare Nostrum, usa solo ingredienti freschissimi e il prezzo è elevato.

In piazza Carignano, di fronte a Palazzo Carignano, il Ristorante del Cambio, famoso per la sua tipica cucina piemontese, vi accoglie con velluti cremisi, lampadari scintillanti, specchi barocchi e un’eleganza senza tempo. Era il ristorante preferito del conte Camillo Benso di Cavour.

Ristorante sotto la Mole: a pochi metri dall’ingresso della Mole Antonelliana, edificio simbolo di Torino e prestigiosa sede del Museo Nazionale del Cinema.

Da non dimenticare EATALY (al Lingotto): il più grande mercato enogastronomico del mondo dove è possibile comperare e mangiare cibi e bevande di alta qualità.

Tra pochi mesi ci sarà l’ostensione della Sindone: può essere un’occasione per andare alla scoperta di una città straordinaria. Arrivederci a Torino.


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cezsec

cezsec

13.04.2012 21:39

Ottimi dettagli...ci devo andare prossimamente

beverly1973

beverly1973

04.09.2011 12:52

grazie mille sto progettando un fine sett a torino per visitare il museo egizio. la tua descrizione mi sara utilissima!!!!

maryri

maryri

03.09.2011 22:13

la mia città preferita , ho abitato in via Ormea da piccola, 5 anni stupendi, 1968, papà lavorava alla Fiat e mamma Olivetti.. c'è ancora questa via? ricordo con nostalgia il Valentino e una carissima amica di mamma di cui abbiamo perso le tracce...un giorno riotornerò...ciao

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