Sono nata nel (vicinissimo!) 1961, in un piccolo paese, Favria, ad una cinquantina di chilometri da quella che sarebbe diventata la "mia città": Torino. Infatti, quando compii quattro anni, per esigenze di lavoro, i miei genitori lasciarono quel paesino fuori porta, in mezzo al verde della campagna, del quale ricordo solo gli innumerevoli alberi di pesco dai frutti giganti e profumatissimi, per trasferirsi nella Grande Città.
Il sogno, quello di tanti, lavorare sodo, risparmiare, e un giorno, salute permettendo, andare in pensione e ritornare ad abitare in campagna, magari comprando una casetta con un pezzetto di giardino per vivere serenamente gli anni del riposo.
Sono fortunata, nata in una famiglia che di sacrifici ne ha fatti molti, affinché oggi si vivesse tutti insieme nel loro sogno di allora: la casetta in campagna, con il giardino e gli animali.
Breve premessa prima di iniziare l'opinione vera.
Quella su Torino, dove ho vissuto per quattordici anni, gli anni della mia infanzia e della mia adolescenza e dove oggi, pur abitando in campagna, a soli 15 minuti di auto in tangenziale, trascorro metà della mia giornata, per lavoro.
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Torino, non è soltanto un nome…
Amo questa Città abbracciata stretta dalla collina, più languidamente dalle montagne e accarezzata dai fiumi. Questa antica Signora barocca che ha dato illustri natali e scritto pagine di storia e che ancora oggi conserva tra i suoi più profondi ricordi quello di essere stata la capitale di uno stato regionale , ducato prima, regno poi.
Amo questa Città che abbassa tristemente lo sguardo quando si ricorda il suo nome solo per la grande industria automobilistica e pochi sanno che il suo carattere urbanistico , quel tono signorile che tutt'ora si coglie, fu predeterminato dalla tribù ligure dei Taurini, che scelse il luogo della sua edificazione sul terrazzo alla confluenza della Dora Riparia nel Po e che venne rifondata da Augusto intorno al 29 a.C. come "Julia Augusta Taurinorum". Ma Lei è discreta e Signora e ne soffre in silenzio.
Amo questa Città alla quale sempre più spesso manca il respiro per l'aria inquinata, ma cerca di sopravvivere, tra i profondi colpi di tosse e le imprecazioni dei suoi figli che si arrabattano con le targhe alterne. E coprendosi il petto con un gesto elegante, riporta la memoria a quei tempi in cui vi erano solo carrozze a cavalli che percorrevano quel suo lungo viale che conduceva alla Villa Reale di Stupinigi. Ricorda le sue vecchie strade ottocentesche e gli ampi viali alberati, pensati quando l'automobile ancora non esisteva. La amo, e quindi perdono e comprendo questi vecchi ricordi di bella Signora di altri tempi.
Amo questa Città e il suo ardito emblema: la Mole Antonelliana travolta da un uragano nel 1953 e ricostruita. Nata come sinagoga e ora ospite del Museo Nazionale del Cinema. Amo salire quegli 84 metri nel vuoto (165 in totale di altezza), con l'ascensore di vetro, sapendo che lei sorride della mia paura, perché poi la mostra che da lassù darà di sé, sarà spettacolare.
Amo passeggiare nella frescura estiva, all'ombra di fronde secolari, dei Giardini Reali, realizzati nel gusto francese alla fine del '600, sbucando all'improvviso sotto i portici che circondano tutta Piazza Castello per trovarmi di fronte l'imperioso e solitario Palazzo Madama; e poi lanciare uno sguardo a sinistra dove c'è il fronte settecentesco del Teatro Regio. Percorrere il periplo del Castello, tra i ragazzini che fanno lo skate sui marmi in barba ai "civic" (i vigili urbani!) e superare via Po, puntando verso la via più celebre: via Roma, interrotta da quel salotto che è Piazza San Carlo, con le facciate gemelle di S. Cristina e S. Carlo, per poi riprendere fino a sbucare ai giardini di Piazza Carlo Felice sui quali domina l'ormai fatiscente, e in via di ristrutturazione, Porta Nuova, la stazione ferroviaria.
Amo veder sorgere il sole dietro la collina, dal terrazzo del mio ufficio, nelle belle mattine estive.
Amo veder calare il buio sulla collina e la Gran Madre illuminata di un blu etereo che la fa apparire sospesa nel vuoto, nelle corte sere d'inverno.
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…Torino è un grande coro di persone…
Amo questa Città che accolse quegli emigranti con negli occhi nuove speranze per il futuro e nel cuore il dolore dell'abbandono della loro terra, credendo in quella promessa che era la Fiat, ignari di ciò che invece li attendeva.
Amo questa Città che pianse molte lacrime vedendo i suoi figli che rinnegavano e disprezzavano altri figli.
Amo questa Città che rinnova le stesse lacrime, oggi, che quei figli adottivi, dimentichi del loro passato, rinnegano e disprezzano altri figli di un dio minore.
Amo questa Città che per forza o per amore è diventata etnica.
Amo questa Città con visi di diverso colore.
Amo questa Città multilingue.
La amo, perché come Lei, non ho paura delle diversità.
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…Torino, vuol dire Napoli che va in montagna
Torino è un dirigibile verso la Spagna…
Amo questa Città ad un passo dal resto d'Europa.
Amo questa Città in cui si mescola l'odore della bagna caöda con quello della pizza con quello del Kebab con quello della moussaka con quello del cous-cous con quello delle cioccolaterie.
Amo questa Città che sarà internazionale e brillerà il tempo di una cometa per gli eventi olimpici del 2006.
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...Torino, ma chi l'ha detto che non sei bella,
antica, quando la sera diventi stella…
Amo questa Città costretta ad un lifting forzato, perché chi accorrerà qui da ogni dove per le Olimpiadi, dovrà essere accolto da una moderna metropoli.
E ti amo perché ti hanno spaccato il cuore, mentre rivoltavano Piazza Vittorio, mentre scavavano, scardinavano, estraevano e ricucivano una per una tutte le tue arterie.
E poi ti imbellettavano con architetture immonde, ma tanto moderne, tanto all'avanguardia con il resto del mondo, così tanto griffate da illustri nomi, che vorrai mica metterli a confronto con quei poveri architetti di corte che andavano sotto il nome di Guarini e Juvarra?
E io ancora ti amo perché ti sento piangere sommessa e di nascosto (chi ti ascolta?) mentre ti guardi allo specchio e non ti riconosci più.
Ti amo ancora di più in questo mese natalizio, mentre ti rialzi fiera, nonostante le tue ferite, e ti regali agli occhi dei tuoi figli avvolta in mille bagliori colorati, in occasione dell'evento "luci d'inverno".
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… non parli perché hai paura di sapere troppo
prigione di questa Italia bella del Golfo…
Se dovessi pensare a te come a una donna, ti paragonerei ad una splendida attrice d'altri tempi.
Bella, ma di una bellezza irraggiungibile. Gli occhi tristi persi oltre. Con tanti anni, ma non vecchia.
Saggia sì. Custode di antichi e moderni segreti, quelli che non si svelano neanche per pettegolezzo, neanche dietro ad una tazza fumante di the in un pigro pomeriggio invernale.
Prigioniera dei tuoi ricordi più antichi e più fastosi, dei tuoi giorni di Capitale della Storia.
Prigione per chi qui ci sta per forza e non per scelta.
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…Sì ma per due che come noi
si sono amati e poi trovati qui
come disperati…
Ti amo per quell'incontro che dura ancora oggi.
Per quella passeggiata invernale in via Garibaldi, appena nata come isola pedonale, in cui capii tutto guardandolo negli occhi, con la tua complicità femminile, la tua complicità di Città magica.
Per quegli incontri furtivi e disperati che allora non conoscevano futuro.
Ti amo per avermi poi accolta nella tua anonimità e protetta dalle bocche avide di paese.
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…Torino, sei un mare nero per i figli tuoi…
Perché agli occhi dei tuoi figli non sei madre, ma lavoro, freddo e nebbia.
La vita per loro è altrove, dove sono nati, dove c'è il mare e il sole.
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…Torino occhi aperti non tradirmi mai
Torino strade dritte tu mi perderai…
So che ho già vissuto qui in altre vite, ed è per questo che ho scelto di ritornare. Per terminare ciò che ho iniziato.
Perché tu hai dettato queste parole al mio cuore.
Perché tu hai voluto che io scrivessi il tuo grido d'amore.
Perché io , tua creatura, mi sono già persa in te, molto tempo fa.
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…Dimmi tu come stai
in questa Città
malata di malinconia.
Questo ditemelo voi, figli suoi, fratelli miei.
A tutti gli altri figli di tutte le altre splendide Città, un invito a visitare Torino non solo in occasione dell'evento olimpico.
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Grazie ad Antonello Venditti per le parole prese a prestito dalla sua canzone.
19.11.2009 21:05
wow mi complimento eccellente!
12.11.2007 15:40
anch'io come te sono nata in un paesino di campagna in provincia di Torino, ed è in questa città che ho scelto di lavorare e che sto cominciando ad amare... ;O)
12.10.2007 22:21
meravigliosa. io che adoro e amo torino, per quanto profondo sia il mio sentimento, mai sarei stata in grado di scrivere una ode così bella.